David di Donatello a Steven Spielberg: lo squalo di Hollywood

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steven spielberg scherza sul set de lo squaloSteven Spielberg mercoledì 21 marzo 2018 riceverà il David alla Carriera durante la cerimonia della 62esima edizione degli Oscar italiani, i David di Donatello. Per l’occasione, e in attesa dell’uscita nelle sale italiane il 7 giugno di Jurassic World – Il regno distrutto, che ovviamente vede Spielberg tra i produttori esecutivi affiancato da Colin Trevorrow (regista del primo Jurassic World), lancio questa riflessione sulla figura di Spielberg, ripercorrendo parte della sua filmografia, e sottolineando come sia lui, ieri come oggi, il vero “squalo” di Hollywood.

Domanda: può un poster, nell’istante immobile di un’immagine, ripercorrere e abbracciare un’intera filmografia? La risposta ce la dà Steven Spielberg nelle locandine pubblicate per l’uscita al cinema di Jurassic World (2015). E gli è bastato un animale, stavolta più piccolo di un dinosauro: uno squalo.

img1 lo squalo locandina film

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Correva l’anno 1975 quando nelle sale di tutto il mondo uscì Lo squalo (Jaws), diretto da un giovanissimo Steven Spielberg (appena 29 anni all’epoca), reduce da un film d’esordio, Sugarland Express, che, forte del premio per la miglior sceneggiatura al 27esimo Festival di Cannes, lanciava nel firmamento del cinema un ragazzo che avrebbe fatto molta strada. Lo squalo, basato sull’omonimo romanzo di Peter Benchley, segnò un turning point nella storia della settima arte lanciando il prototipo di un genere che negli anni a venire avrebbe avuto una miriade d’imitazioni: il thriller in mare aperto, dove la paura (s)corre a pelo d’acqua.

Uscito nelle sale statunitensi il 20 giugno 1975 con la nomea del più classico blockbuster estivo, Lo squalo, incensato anche dalla critica cinematografica, divenne a sorpresa il film di maggior incasso dell’epoca. Già la locandina (img. 1) seminava terrore: il muso di uno squalo gigantesco fissa e punta dritto su una giovane bagnante che sta placidamente nuotando sopra di lui. La bocca dell’animale è in procinto di spalancarsi, il titolo a tinta rossa come quel sangue che a breve avrebbe macchiato quelle limpide acque. È l’inizio del topos cinematografico della paura connessa ad animali mostruosi…

img2 lo squalo

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Ora prima di andare avanti guardate bene le immagini 2 e 3, estrapolate dal film del 1975. L’uomo pare aver avuto la meglio sul pesciolone, ridotto a trofeo innalzato dai pescatori (img. 2) e cimelio da museo nella casupola del personaggio di Quint (Robert Shaw) (img. 3). La mostruosa bestia è appesa per la coda ed esposta alla gioia e agli scherni degli uomini (img. 2) prima di finire bollita e declassata al suo “stadio base”: i denti aguzzi di fauci oramai del tutto inabili a mietere vittime (img. 3). Con queste due immagini scolpite nella mente, possiamo proseguire nel nostro percorso “iconografico”.

img3 lo squalo

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Anno domini 2015. A quarant’anni di distanza da Lo squalo, Steven Spielberg fa il sunto della sua carriera e del tema della paura in Jurassic World. Dopo aver diretto il primo indimenticabile Jurassic Park (1993), nonché il secondo episodio della saga (Il mondo perduto, 1997), Steven Spielberg veste ora i panni del produttore e affida la regia di Jurassic World al giovane Colin Trevorrow. Il film esce in Italia l’11 giugno 2015, negli Stati Uniti ventiquattro ore dopo. Ma non è lo stesso periodo in cui uscì Lo squalo? Proprio così. Che Spielberg volesse lanciare la stessa sfida al botteghino estivo? Anche in questo caso la risposta è affermativa. E proprio come Lo squalo, anche Jurassic World è il film dei record salendo sul podio dei migliori incassi di sempre. Che Spielberg avesse la palla di cristallo? Chissà. Certo è che la vedeva lunga. E a dimostrazione di come il producer system ad Hollywood non si sia estinto ai tempi del cinema classico (anni ’30 e ‘40), ma anzi sia più vivo che mai, il buon vecchio Spielberg “comprime” un’intera carriera in una locandina (img. 4).

img4 jurassic world locandina con squalo

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Tra le più quotate attrazioni del parco di Jurassic World spicca il Mosasaurus, ossia una sorta di gigantesco drago marino. Se in natura il pesce piccolo finisce sempre per essere mangiato dal pesce grande, Spielberg dà in pasto il suo squalo bianco stagionato quarant’anni al giurassico Mosasaurus (img. 6). Il presente mangia il passato, il nuovo mangia il vecchio, ma la paura è sempre la stessa, imperitura, immutata.

Nella locandina (img. 4), appeso per la coda, come impiccato a testa in giù, in attesa d’essere divorato dall’affamato dinosauro, sta lo squalo. E in quell’immagine sta un’intera carriera. Semplicemente sorprendente. Ma Spielberg elabora anche una seconda locandina dove ci porta dentro le fauci del dinosauro (img. 5). Questi denti non ricordano forse quelli del manifesto del 1975 (img. 1)? O meglio ancora quei “canini” da museo (img. 3) mostratici ne Lo squalo in un’inquadratura che puzza di predestinata morte in mare? Il mare, già, il mare. In entrambe le immagini (img. 3 e img. 5) si staglia all’orizzonte, seguito dai monti, sormontato dal cielo. Ulteriori elementi che palesano come il dinosauro sia la “filiale” evoluzione, pur solo cinematografica, dello squalo.

img5 jurassic world

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Insomma, a conclusione di questo breve viaggio attraverso le assonanze iconiche che legano Lo squalo e Jurassic World, è pressoché lampante un dato di fatto: che l’unico, vero e incontrastato squalo del mare magnum del cinema americano è solo e soltanto lui, Steven Spielberg, la cui longa mano non si è mai estinta nel tempo. Alla faccia dei dinosauri…

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