Angel – La vita, il romanzo

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angelUna vita da romanzo, un romanzo da film. Ispirato all’omonimo novel del 1957 di Elizabeth Taylor, che a sua volta prende le mosse dalla figura realmente esistita di Marie Corelli (una delle prime scrittrici professioniste), Angel – La vita, il romanzo è uno sfolgorante e ricco omaggio ai mélo hollywoodiani anni Trenta e Quaranta. Ma il regista francese non si limita a creare un’opera dal forte contenuto cinefilo e altezzoso, nostalgico e vintage. Come ci ha abituato sin dai suoi esordi, plasma un ibrido compiuto, un pastiche di generi sormontato da un grosso fiocco morbido e colorato. Un gusto sfarzoso e baroccheggiante palesato sin dai simpaticissimi titoli d’inizio caramellosi e dolciastri, gommosi e pink come una “prelibata” Big Buble.

Vita vissuta e vita sognata sono i due concept intorno ai quali ruota l’intera opera. Due estremi che inquadrano un mondo da fiaba, fatto di colori vitali, accesi, e di fondali finti (tipici del cinema degli anni ’40) sui quali la carrozza in corsa sembra prendere il volo e i personaggi staccarsi via come in un sogno. Va in scena un cosmo nel quale la fantasia ha la meglio sulla realtà, dove il romanzo viene prima, ed è più vero, della vita stessa. Non a caso, in punto di morte, la bella Angel Daverell si domanderà se ha vissuto la vita sbagliata, come se fosse possibile riscriverne alcune parti o il finale, proprio come in quei feuillettons ottocenteschi che, a puntate, assecondavano i gusti del popolo lettore.

Ozon riesce a rendere “tangibile” sul grande schermo il respiro dei grandi romanzi di metà Ottocento. Ricordandoci un po’ Dickens, un po’ Balzac e un po’ Flaubert, Angel ha qualcosa di Oliver Twist, Eugenie Grandet, Madame Bovary. La sua vita è epica e passionale, ricca di colpi di scena proprio come i libri che scrive in un rapporto verace, viscerale, sospirato, quasi erotico con carta, penna e calamaio. Angel è una self-made woman che lotta tra libertà e conformismo in una scalata arrivista di straordinaria determinazione.

Il personaggio principale vive sulle (belle) gambe, lo sfacciato portamento e il volto birichino di Romola Garai, abilissima nel proporci un character complesso, tronfio di sé e sapientino, scodinzolante e spocchioso, così maleducato da rimanerci molto simpatico. Diva in tutto e per tutto, figlia del suo tempo, è un po’ Rossella O’Hara, un po’ Coco Chanel.

In conclusione, con Angel Ozon fa ancora centro, dimostrando, sulla scorta del suo talento e della sua fancy, come sia uno dei più originali registi degli anni Duemila.

2 commenti

  • Visto stasera, perché mi sto guardando tutta la filmografia con Michael Fassbender. E anche in questo film è notevole. Pero non so se il film in sé mi è piaciuto. Volutamente falso… Comunque interessante

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