Ant-Man: tesoro, mi si sono ristretti i supereroi!

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Se Peter Parker veniva punto da un insetto per trasformarsi in Spider-Man, Scott Lang si riduce alle dimensioni di un insetto per diventare Ant-Man.

Ant-ManLa dodicesima creazione per il grande schermo del Marvel Cinematic Universe è “fuori” il più piccolo dei super-eroi, ma “dentro” più grande di molti suoi predecessori. Infatti Ant-Man, proprio come il suo protagonista, è solo a prima vista un film minore nel filone della Marvel. Meno pompato dell’ultimo Avengers: Age of Ultron, Ant-Man è un film che riscopre il piacere dell’essere (stato) fumetto, il piacere di una narrazione brillante e chiara, nonché di una sceneggiatura ben scritta e di un personaggio che in solitaria vale molto di più dell’ultimo squadrone dei vendicatori.

Avengers: Age of Ultron era rimbombante e confusionario, troppo (per) nerd e chiazzato da ellissi narrative comprensibili solo a pochi. Troppa velocità, troppi effetti speciali, troppa poca storia. (Dis)perdeva quando di ottimo aveva seminato e raccolto il primo The Avengers (2012). Ant-Man è un prodotto per tutti, (stranamente) per tutta la famiglia, un po’ come lo era il primo Spider-Man, quando i supereroi tornavano alla ribalta del grande schermo. Ant-Man diverte grandi e piccini, fan marvelliani incalliti e comuni mortali desiderosi di staccare dalla routine quotidiana per un paio d’ore davvero fantastiche.

Ant-Man è acrobatico, simpatico, spiritoso e auto-ironico, guarda caso proprio nel citare e tirare in ballo gli Avengers. Ant-Man è un film che scherza e gioca con le pellicole passate, ridendo su (ma non di) Captain America e Iron Man. La Marvel di Stan Lee (che appare in un divertito e fugace cameo) si guarda allo specchio, si fa un esame di coscienza e trova nuovo lustro tornando ad essere più “popolare”, senza strafare, senza sbrodolarsi.

Spassoso Paul Rudd in un super-eroe che non si prende sul serio, e che per questo arriva dritto allo spettatore. In un cast convincente in ogni suo elemento (da Evangeline Lilly a Bobby Cannavale a Michael Pena), promosso a pieni voti anche un imbiancato Michael Douglas (il personaggio di Hank Pym sembra cucitogli addosso).

p.s. un consiglio, anzi una soffiata: giunti ai titoli di coda, quelli veri intendo, che sono lunghissimi (la troupe è un esercito in pieno stile made in Usa), non alzatevi perché alla fine di tutto c’è una seconda extra-scena oltre a quella che tutti vedono…

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