Appartamento ad Atene: la recensione

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appartamento-ad-ateneSull’onda di ben 27 premi vinti in oltre 50 festival internazionali, è finalmente approdato nei nostri cinema Appartamento ad Atene, opera prima di Ruggero Dipaola con Laura Morante e Richard Sammel, già noto al grande pubblico come il sergente Werner di Bastardi senza gloria. Film italiano più premiato del 2012, è un’opera tesa e pungente, che, pur con alcune sbavature, merita i trofei vinti (tra cui Miglior Film della Vetrina Giovani Cineasti Italiani al Festival di Roma 2011, il Globo d’Oro come Miglior Opera Prima e il Miglior Film al Los Angeles Greek Film Festival).

Atene, 1943. L’appartamento della famiglia Helianos viene requisito per ospitare il capitano Kalter, tedesco. Ospite rigido e inatteso, l’ufficiale nazista stravolge le loro abitudini, imponendo un’aura di terrore nelle mura domestiche. Intanto fuori imperversa la guerra e Kalter viene inaspettatamente convocato in Germania. Dopo due settimane ritorna, ma è un uomo nuovo, diverso. E’ pacato, mite, quasi apatico. Cos’è successo in madrepatria? Gli Helianos non sapranno rispondere a questo interrogativo fino a quando uno struggente dolore personale di Kalter porterà nuovamente scompiglio, e sangue, in casa.

Schierando alla sceneggiatura Luca de Benedittis e un peso massimo come Heidrun Schleef, noto per le sue collaborazioni con Mimmo Calopresti per La seconda volta e La parola amore esiste e Nanni Moretti per La stanza del figlio e Il CaimanoAppartamento ad Atene è un riuscito kammerspiel calato in un war movie, e viceversa, capace però di smarcarsi dall’uno e dall’altro per trovare una sua essenza e fisionomia. La guerra c’è, ma non sentiamo neppur un colpo di cannone, né il rintocco di un elmetto a terra, né l’assordante sibilo di proiettili a squarciare l’aria. I conflitti sono “in interno”, domestico e spirituale, nei cuori e nelle anime dei protagonisti, tra libertà e paura.

Ciascun personaggio è ben tratteggiato, le loro psicologie si muovono, evolvono, scontrano. Ed il loro lato umano si fa dominante. Un risultato ottenuto grazie all’impiego dei volti giusti, con un cast italo-greco-tedesco che abbaglia per affiatamento ed empatia attoriale. Richard Sammel è sublime, marmoreo in viso ma sciolto e vero in ogni sguardo. E’ il solido pilastro su cui poggia tutta la pellicola. Al suo fianco Gerasimos Skiadaresis, ignoto al pubblico nostrano, ma noto e richiesto in Grecia come da noi Pierfrancesco Favino. Lineamenti scavati, sguardo mogio e spaurito, convince pienamente nei panni del “cattivo padre” ma “buon servitore”. Anche Laura Morante regala una buona performance, seppur segnata qua e là da una certa discontinuità nel sentire la parte: l’attrice alterna, infatti, momenti di moderata ma intensa partecipazione a piccoli grandi svarioni di “finta finzione”, comunque sia evitando, per fortuna, eccessi mucciniani. Semplicemente straordinaria la prova dei due bambini protagonisti, in particolare del piccolo Vincenzo Crea.

Pur supportata da una fotografia tra le più belle del recente cinema italiano, architettata dal bravo Vladan Radovic (Gli sfiorati di Matteo Rovere, Rosso come il cielo di Cristiano Bortone), la regia va a corrente alternata. In particolare, mischia fare televisivo con strappi di tentata autorialità, con inquadrature di cui ci sfugge il significato estetico, e altre che staccano troppo su una piattezza andante.

Detto questo, Appartamento ad Atene è un buon film, con gli alti e bassi tipici di ogni opera prima, apprezzabile però per la coriacea voglia di uscire in sala, concretizzatasi con caparbietà e coraggio nella creazione ex novo della casa di distribuzione “Eyemoon Pictures”.

2 commenti

  • Bella recensione!
    “Appartamento ad Atene” ha vinto pure come miglior film al Festival del cinema italiano di Como lo scorso gennaio – l’ho visto proprio in quell’occasione.
    Concordo in pieno sulla bravura degli attori: e’ merito loro se il film si salva nonostante le incertezze nell’adattamento del romanzo, oscillando tra racconto storico e dramma domestico senza restituirne adeguatamente le tensioni – come fai giustamente notare.

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