Arrival di Denis Villeneuve: incontri ravvicinati di un nuovo tipo.

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Chi siamo, dove andiamo, da dove veniamo. Noi, gli uomini.
Chi sono, dove vanno, da dove vengono. Loro, gli alieni.

arrival villeneuveArrival di Denis Villeneuve è un film di fantascienza “ribaltato”, che col pretesto degli alieni parla degli uomini, di noi uomini. E questo punto di novità già vale il prezzo del biglietto di un film assolutamente atipico nel genere, un contenitore che nel tempo ha incamerato molti grandi film. Opere cinematografiche che Arrival ha assimilato e rielaborato. Basti vedere la fisionomia degli alieni che richiama a quella de La guerra dei mondi di Spielberg, la navicella/fagiolo volante che ricorda il monolite di 2001 Odissea nello Spazio, l’instaurazione di un contatto linguistico come in Incontri ravvicinati del terzo tipo. Ma c’è anche (ben più di) qualcosa della series di fantascienza per eccellenza: X-Files. Ok sì, non c’è un complottone né l’uomo che fuma, ma c’è un incontro/scontro con alieni che (forse) sono già tra noi, o che comunque trovano fra noi un “eletto” attraverso il quale “parlare”.

Perché Arrival è in primis un film sulla comunicazione, sul linguaggio, sul dialogo da ricercare con lo Straniero, chiunque esso sia. Immigrato, turista o alieno. E Arrival ci propone un contatto che è visivo e non verbale, alla ricerca di un linguaggio universale in vista di tempi (sicuramente bui) in cui, fra tremila anni, uomini e alieni avranno (di nuovo?) bisogno di comunicare.

Arrival è un grande film, d’impatto ma non di facile digestione, che gioca coi tempi (passato, presente e futuro) non solo a livello della storia ma anche (e soprattutto) a livello del racconto. E Denis Villeneuve si conferma regista al quale non piace uniformarsi alla massa, ma emergere dalla folla con film che, correndo il rischio di non andare incontro al pubblico tout court, certamente lasciano il segno. Proprio come quei cerchi che un tempo erano nel grano e oggi (o forse sarebbe meglio dire domani) saranno circonferenze disegnate nell’aria.

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