Atypical: recensione prima e seconda stagione della serie Netflix

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Recensione prima e seconda stagione della serie Netflix Atypical.

Atypical serie tv Netflix“A volte mi piacerebbe essere normale…”
“Ehi amico, nessuno è normale!”

La (a)normalità, questa sconosciuta. Già, perché chi può dire cosa è normale e cosa non lo è? In base a cosa una persona può dirsi normale o strana? Di fronte ad uno dei concetti più gracili dell’essere uomo, Atypical è un inno alla fragilità e all’imperfezione umana, in un tripudio di genuinità, acume, saggezza, intelligenza.
Perché siamo tutti come Sam (Keir Gilchrist): strani, un po’ disadattati e impreparati alla vita. Chi conosce la migliore strategia per evitare che ci si spezzi il cuore dopo una bruciante delusione? Chi non ha difficoltà ad accettare un cambiamento (piccolo o grande che sia)? E proprio come Sam abbiamo tutti lo stesso desiderio (e bisogno) d’essere amati.

Per Atypical, nata dalla brillante mente di Robia Rashid, si può provare solo amore totale, incondizionato, come di fronte ad una folle cotta giovanile. La chiave vincente? La sua semplice profondità e la sua profonda semplicità. Perché Atypical, parlando di Sam, parla a ciascuno di noi, compiendo quel miracolo dell’immedesimazione così raro nel flusso ininterrotto di film e serie tv di oggi. Tipico e atipico si fondono come non mai, configurando Atypical come una delle migliori serie di Netflix in assoluto. Una serie tipica in molti contenuti ma atipica nel modo di raccontarli. E la ricchezza sta nella scrittura, nella caratterizzazione attenta e certosina dei personaggi, di ogni singolo personaggio. Sì, perché nonostante il protagonista sia Sam, a ben vedere ogni personaggio lo è (addirittura la famiglia stessa). È protagonista mamma Elsa, con il suo iper-protettivo istinto materno e il suo compresso desiderio di libertà; è protagonista papà Doug, uomo dal cuore tenero ma un po’ bloccato nella relazione padre-figlio; è protagonista la sorella Casey, con la sua esuberanza da piccola donna e l’affetto incondizionato che, nonostante le continue liti, prova per il fratello autistico. E tutti gli altri personaggi di contorno, che poi di tanto di contorno non sono, come la psicologa Julia, l’amicone Zahid, l’indomabile Paige, ecc. Insomma, la marcia in più di Atypical sta nell’atipicità di ciascun personaggio, fino a comporre un puzzle, allo stesso tempo omogeneo e eterogeneo, della natura umana.

Insomma, nel commentare questa serie è il cuore che parla, perché è una serie che parla al nostro cuore, fino a risalire alla mente per i tanti spunti da riportare e rapportare a noi stessi, alla nostre vite personali. Atypical, nella tanta tipizzazione e nelle tante “serie stereotipo” che affollano Netflix, è veramente una serie rara, come una specie non comune (meraviglioso il parallelismo tra uomini e pinguini che Sam ha nell’osservare il mondo!), atipica e per questo, come ogni diversità, da salvaguardare e amare.

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