Babadook è il miglior film horror 2015

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Fare paura al cinema è sempre più difficile. Ogni anno in sala approdano decine e decine di film horror, ma in pochi ci fanno saltare sulla poltroncina. Ecco perchè Babadook è il miglior film horror 2015.

Babadook miglior film horror 2015 Esordio alla regia dell’attrice australiana Jennifer Kent (nota per la serie tv Murder Call, 1997-2000), è stato presentato con successo al Sundance Film Festival 2014 e poi in concorso al Torino Film Festival 2014. Babadook è il piede di porco con cui l’horror australiano è tornato a farsi sentire con forza sul grande schermo, passando dal buio più spaventoso alle più meritate luci della ribalta.

Babadook è la nuova fulgida conferma della vitalità intrinseca dei film horror australiani, un film capace di pescare nella tradizione del genere e rielaborarla fino ad esiti di grande originalità e coerenza sia a livello narrativo che estetico. “Horror australiani!?” direte voi. Da quando il cinema australiano fa film horror? Da tanti anni. Avete presente lo sconvolgente Saw (2004) di James Wan o lo straordinario Wolf Creek (2005) di Greg McLean? Ecco sono film horror australiani. E Babadook non è da meno.

Ma perchè Babadook può essere considerato come il miglior film horror 2015? 3 i fattori principali: non inventare ma rielaborare topics e characters consolidatisi nel tempo, grande attenzione e cura della mise-en-scène, capacità di lavorare sui dettagli.

Non inventare, ma rielaborare: ciò permette di dare nuovo lustro e nuova cera a topics e characters consolidatisi nel tempo. Altrimenti come si spiegherebbe il successo dell’ennesima storia incentrata sul Boogeyman, il cosiddetto “Uomo Nero”, eterno e ancestrale spauracchio dei bambini di tutto il mondo? La regista Jennifer Kent, inoltre, ha dichiarato di essersi ispirata, per rielaborarli in chiave moderna, agli horror muti dell’espressionismo tedesco, ai quali ha aggiunto nostalgici omaggi alle “attrazioni” di Méliès e alle fiabe più classiche.

Babadook punta tutto sulla mise-en-scène, lavorando su atmosfere, ambienti, rumori, configurandosi come un horror psicologico onesto e generoso, che sa crescere nell’accumulo di tensione e di elementi sinistri (il libro, l’armadio, la porta di cantina, il coltello, la giacca e il cappello, la foto sfregiata). Sono questi dettagli a generare suspense fin dall’inizio, discostando Babadook sia dall’avarizia di tanto conclamato horror americano che sfida la resistenza (e la noia) dello spettatore procrastinando l’epifania dell’orrore (si veda ad esempio la saga dei Paranormal Activity), sia da quel grosso filone di film dal “nuovo mondo” che mirano a farci paura con faciloneria “responsabilizzando” la colonna sonora. Detto questo, l’eredità dell’horror americano è palpabile in più occasioni, ad esempio nel letto traballante “preso in prestito” da L’Esorcista di William Friedkin (1973) o nella figura del bambino inquietante (tra i tanti, il protagonista di Joshua di George Ratliff, 2007).

Infine Babadook lavora sui dettagli, sui dialoghi, sul mood, su sequenze notturne alla flebile luce di un falò o di una torcia come nell’arcinoto The Blair Witch Project (Daniel Myrick, Eduardo Sanchez, 1999), con l’aggiunta di un tocco veramente gore e la contestualizzazione degli eventi narrati come fossero una true story. Tutti elementi che lo rendono il miglior film horror 2015.

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