Un padre, una figlia (Bacalaureat) di Cristian Mungiu: recensione

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BacalaureatCristian Mungiu non ha certo bisogno di diplomi per dirsi un regista maturo. Il suo cv cinematografico parla da solo. Soprattutto la dice lunga su come sia amato dal Festival di Cannes: Palma d’Oro nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, Miglior sceneggiatura e migliori attrici nel 2012 con Oltre le colline. Fresco fresco di premio è anche Un padre, una figlia (Bacalaureat) che quest’anno, il 2016, si è aggiudicato la Miglior regia alla kermesse cannense.

Partiamo dal premio vinto: Miglior regia. Che ci sta tutto. Lunghi piani sequenza a servizio di una recitazione dimessa e concentrata, ingrigita ma non anonima, capace di trasmettere lievi emozioni distillate in squarci di esistenza quotidiana. Il problema è il film nel suo complesso, con una prima parte sicuramente superiore ad una seconda che alla lunga dimostra di non saper dove voler andare a parare.

Quale messaggio vuole trasmetterci Mungiu con questo film? Questa la domanda che ci poniamo giunti ai titoli di coda. Certo, sia chiaro, non che i film debbano per forza consegnarci un messaggio o una morale. Magari spesso basta una suggestione o un’insinuazione. Ecco, forse Mungiu si ferma a questa superficie. Un padre, una figlia (Bacalaureat) è un buon film, di quelli che si snocciolano parola dopo parola, che si abbeverano dell’attenzione di uno spettatore in febbrile attesa di un colpo di scena che non arriva mai. Forse, e a dir il vero la cosa pare piuttosto evidente, Mungiu vuole raccontarci l’immobilismo del suo Paese, la Romania. Dove tutto tace, dove niente cambia sotto un cielo cinerino che non vuole virare mai al sereno. Dove la gioia non scatta neppure al raggiungimento di un traguardo importante come il diploma. Dove non si trova la forza di sorridere con convinzione neppure davanti ad una foto ricordo, come dimostra la scena che chiude il film. Un paese, la Romania, dove si ricorre ad aiuti e aiutini, spinte e spintarelle per provare a salvarsi da un diluvio universale permanente. Un Paese quindi non dissimile dalla nostra Italia (e Dio solo sa da quanti altri paesi europei e non). Insomma, vien da dire che tutto il mondo è Romania. E allora? È davvero questo l’esile messaggio che Mungiu vuole raccontarci con Un padre, una figlia (Bacalaureat)? “Tutto qua?” verrebbe da dire…

Insomma, si rimane un po’ interdetti nel giudizio, con l’impressione che il non detto e il non accaduto siano maggiori dei rispettivi opposti. Che l’indefinito domini volontariamente sulla comprensione. Ma forse Mungiu vuole davvero lasciarci lì, in una terra di mezzo che non lascia scampo. Proprio come accade ai suoi protagonisti, al largo della Romania.

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