Black swan – Il cigno nero

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Black Swan Il cigno neroPerfetto, praticamente perfetto. E’ l’ultima battuta che Nina (Natalie Portman) pronuncia prima che la dissolvenza in nero metta fine alla pellicola e (molto probabilmente) alla sua vita, in una pozza di sangue. Ed è vanitosamente il pensiero di Darren Aronofsky, cosciente di aver creato con Il cigno nero un capolavoro. Perché Il cigno nero è un film perfetto, un mosaico dove ogni tessera ha il suo posto. Un morboso psico-noir con la suspence di un thriller. Un’opera che cammina sul filo dell’eccesso senza mai cadere nel vuoto. Più e più volte lo spettatore pensa “adesso basta, questo è troppo!”, ma pochi istanti dopo la trasgressione si trasforma in maestria e allora si fa solo fatica a contenere l’applauso che viene letteralmente strappato dalle nostre mani.

Trascinato da una colonna sonora poderosa (inutile sottolineare la struggente bellezza delle musiche di Chaikovskij) e da un montaggio frenetico (è sufficiente citare i tagli forsennati applicati alla “sequenza rossa” della discoteca), il film si muove continuamente tra reale e onirico, o forse è meglio dire reale e fanta-mentale. La psicologia tormentata di Nina si fa realtà, si esteriorizza e lo spettatore ci casca con tutti e due i piedi, poi la realtà si mostra però per quello che veramente è, in una girandola di sequenze che sfidano la comprensione umana. Fino ad un finale che è pura poesia crudele.

So che in molti si stracceranno le vesti di fronte a questa mia affermazione, ma Il cigno nero è più bello di The Wrestler. E lo dice uno che ha adorato la performance di Mickey Rourke. Ma in questo caso la profondità espressiva e psicologica, la creatività registica, il coinvolgimento della vicenda sono molto più intensi. Molteplici sono i punti di contatto con The Wrestler: la mdp che claustrofobicamente pedina i personaggi, la morbosa insistenza sulla carne martoriata, il volo a chiusura di pellicola, ecc. Ma in confronto a Il cigno nero, The Wrestler è una storiellina.

Alla luce della consegna degli Oscar, credo che questo film sia il vero sconfitto. Meritatissima la statuetta a Natalie Portman, assolutamente magnifica minuto dopo minuto, ma la regia e il film non potevano andare a Il discorso del re. Il fatto è che Hollywood non è ancora pronta a premiare una regia virtuosistica come quella di Aronofsky (stupefacente la soggettiva della ballerina mentre gira su se stessa danzando) né una pellicola così innovativa.

Unica nota stonata la prova di Vincent Cassel, attore sopravvalutato che ha l’espressività di un branzino lesso, ma in questo caso accettabile solo nell’accezione di aver voluto lasciare tutte le luci della scena sulla Portman.

Insomma, un film meritevolissimo di aver aperto l’ultima Mostra del Cinema di Venezia, master piece di un regista del quale d’ora in poi non possiamo perderci neppure una pellicola.

12 commenti

  • ma evitare di scrivere il finale, no, eh? Pensavo forse di andare a vederlo, e mi sono detto, ah bene tommaso ne ha scritto una recensione…vero che un film non si basa solo sul finale, ma insomma…

    • Ma in realtà non ti ho detto se muore o no… e poi il film vale per tutto il suo contenuto! Quindi non ti ho tolto la sorpresa dai… 🙂

      • ummm…diciamo che comunque visto che lo tn lo lodi il film, ne terrò conto se ricapitaata l’occasione…a preato!

  • Quotone per Cassel… Ho visto alberi di scena recitare meglio…

    • Ahahahahah! Grande Nicola! Saggia osservazione degna del migliore critico! Poche parole ma taglienti! Cmq sì, anche io ho visto fari di scena o cartonati più espressivi di Cassel…

      • Tra l’altro a proposito di Cassel in Sheitan e l’odio recita molto bene, non so in questo, ma solo per la sua recitazione sono da vedere questi due, anche se sheitan è un po’ inquietante. Ancora meglio in francese con sottotitoli, perché sono entrambi molto in gergo…

  • (((CINEMAeVIAGGI)))

    Minghiii… e meno male l’ho visto!
    Evito di spoilerare… tu addirittura all’inizio, senza neanche avvisare.

    Credo che lo spoiler sia una delle cose più brutte che possa capitare!!!

    A presto!

  • Grazie per essere passato! Concordo appieno con la tua recensione, anche se forse un 9 è un po’ troppo alto… sarò io che sono un po’ troppo critico. 😀
    A presto!

  • Concordo per la regia, sopratutto per il fatto che, durante i suoi deliri, non sai mai se le stia accadendo davvero o se è solo una sua proiezione..e l’angoscia cresce..veramente geniale.
    Per la storia che racconta è reso in maniera impeccabile, sì perfetto, niente da dire. Per quanto mi riguarda, alle storie ansiogene preferisco i rompicapo, tipo Inception, ma è solo questione di gusti, senza nulla togliere all’originalità che trasuda da questo film.

  • D’accordo con te che sia un capolavoro. E’ uno dei film che mi ha emozionata di più negli ultimi anni.
    Dissento però dalla opinione che The Wrestler gli sia inferiore e che al confronto la storia sia una storiellina; al contrario, Randy e Nina sono fratelli: persone la cui esistenza si esplica e realizza esclusivamente sul palcoscenico, che diviene il luogo su cui masochisticamente lasciar affiorare tutta l’energia delle loro pulsioni autodistruttive, salvezza e maledizione insieme.
    Se ci rifletti bene, in fondo, la loro storia e l’excursus della loro parabola è molto simile.
    Sicuramente Il cigno nero ha un impatto visivo molto più potente, questo sì, ma il dramma e lo spessore delle vite di Randy e Nina sono assolutamente sullo stesso piano.
    Un saluto

  • Sottoscrivo ogni parola, è veramente un film bellissimo!!!

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