Demolition – Amare e vivere, la recensione

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“Se vuoi aggiustare qualcosa, devi smontare tutto e capire cos’è importante. Così ti renderà più forte”. Ma come si fa ad aggiustare un cuore?

demolitionDemolition – Amare e vivere di Jean-Marc Vallée è un film che colpisce basso sin dalla prima sequenza, un’opera che cerca di guardarci dentro, facendoci un po’ male e un po’ riflettere su come si possono aggiustare (o meno) gli ingranaggi delle relazioni col prossimo.

Davis è un uomo di successo. Un giorno, in un incidente stradale, perde la giovane e bella moglie. E il mondo gli crolla addosso. Tutto inizia a sgretolarsi. O forse è Davis che, per (ri)trovare se stesso, inizierà a prendere a picconate quanto è stato della sua vita per rinascere come una Fenice?

Demolition ci pone di fronte a cosa (ac)cade in noi quando si verifica un fatto imprevisto, quando perdiamo per sempre una persona. Come reagire? Come riprendersi? E quello che siamo diventati è ciò che volevamo diventare? Demolire per poi ricostruire è il “mantra” che guida il protagonista nel fracassare e riprogettare la sua vita dopo essere rimasto vedovo. Un cuore umano guasto è un po’ come un frigorifero che perde. Dove sta il problema? Basta mettere una toppa, ricucire uno strappo, rincollare una crepa? No, bisognare smontare per poi rimontare, esaminare ogni parte per poi poter ri-assemblare il tutto.

Demolition è un nuovo tassello nel cinema fortemente emotivo ed emozionale del regista canadese. Un cinema che poggia su grandi interpretazioni (stavolta quella di Jake Gyllenhaal) e un montaggio che non solo struttura il racconto ma pure il coinvolgimento dello spettatore.

Il plot si affida ad una “trovata” che ha dell’improbabile ma anche dell’iper-realistico: Davis, uomo solo, affida i suoi sfoghi ad una serie di lettere indirizzate ad un’azienda di distributori automatici che gli hanno mangiato le monetine senza rilasciare il prodotto desiderato. Il Caso vuole che dall’altra parte ci sia un’altra anima sola, Karen (Naomi Watts), la quale forse non aspettava che Davis. Pur con qualche eccesso di verbosità a livello della sceneggiatura e qualche passeggera deriva nella seconda parte (si veda la discutibile scena in cui Davis fa impugnare una pistola al giovane e sbandato figlio di Karen), Demolition come una mazza da lavoro operaio ci lascia qualche segno addosso, pur senza demolirci a causa della risicata asciuttezza che riserva nel veicolare (o pilotare?) le emozioni di chi guarda.

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