Ti guardo di Lorenzo Vigas: il (primo) Leone d’Oro al Venezuela

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È arrivato come un fulmine a ciel sereno quel Leone d’Oro a Ti guardo (Desde allà) di Lorenzo Vigas alla 72esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Un premio al miglior film che ha lasciato tutti di stucco, per di più ad un’opera prima e per la prima volta assoluta ad un film prodotto e realizzato in Venezuela.

Ti-guardo-Desde-allàMa Leone d’Oro a sorpresa non significa Leone d’Oro immeritato. Certo un’ombra sul merito si può scorgere se mettiamo Ti guardo (Desde allà) fianco a fianco ai tre quotatissimi alla vittoria, ovvero Francofonia di Sokurov, Rabin, the last day di Amos Gitai e 11 minut di Jerzy Skolimowski.

Preso a sé, però, il film di Lorenzo Vigas è un’opera assolutamente riuscita, a cui non manca nulla in termini di regia, fotografia, sceneggiatura e recitazione, un’opera capace di stare perfettamente in piedi da sola e prendersi tutti i meriti che le spettano al di là di facili (e, a caldo, inevitabili) illazioni intorno alle “campanilistiche scelte” del presidente di Giuria, il messicano Alfonso Cuaron, il quale ha assegnato anche il Leone d’Argento (miglior regia) ad un film latinoamericano, El Clan dell’argentino Pablo Trapero. Premi che quindi vanno a incoronare due film “fratelli” in un Festival di Venezia che mai in passato aveva avuto così tante opere provenienti dal Sud America. Un “Paese” che, come dichiarato dal direttore Alberto Barbera alla conferenza stampa di presentazione della kermesse, è portatore del cinema al momento più interessante sulla piazza mondiale.

Ma veniamo a Ti guardo (Desde allà). From afar è il sottotitolo internazionale. Ossia “da lontano”. E non solo la giuria del Concorso è andata geograficamente lontano, quasi fino alla fine del mondo conosciuto, per attribuire questo 72esimo Leone d’Oro. La lontananza, infatti, caratterizza anche il protagonista del film, Armando (Alfredo Castro), un uomo sulla cinquantina, omosessuale, a suo modo “autistico” nel relazionarsi sia fisicamente che emotivamente con gli altri. Armando si mantiene sempre a una “distanza di sicurezza” dagli altri, dalle emozioni, dai sentimenti. Armando osserva da lontano. Non a caso, nella prima scena del film, lo incontriamo al di là di una trafficata strada di Caracas, intento a cercare e osservare la sua nuova “preda”. Quest’ultima sono ragazzi, minorenni, che porta a casa col solo scopo di osservarli, nudi, di spalle, per masturbarsi. Armando li guarda “da lontano”, evitando gli occhi negli occhi, evitando ogni relazione e contatto che superi la consegna della ricompensa in denaro per queste non-prestazioni. Tra i ragazzi che adesca c’è Elder (Luis Silva), ragazzo rabbioso e indomabile, che trabocca d’emozioni e desiderio di manifestarle, abbandonato dal padre in tenera età. Dopo un primo incontro alquanto violento, l’atteggiamento di Elder cambia e, spinto da un certo bisogno di affetto e poi amore, s’avvicina sempre più ad Armando. Finendo per colmare, con giovanile irruenza, quello spazio vuoto che Armando ha sempre badato bene a tracciare tra sé e il mondo.

Ti guardo (Desde allà) è quindi un film sulle relazioni umane, tra uomo e ragazzo, tra uomo e uomo, ma anche sui traumi connessi ad una figura paterna assente, dai contorni freudiani, che lascia strascichi eterni, irrisolti, che maturano a fatica. Ti guardo (Desde allà), quindi, non manca di contenuto (affacciandosi addirittura su quel confine che segna la “distanza” tra identità sessuale e pedofilia). Ma non manca neppure di regia, anch’essa tesa a segnare una distanza tra il mondo circostante e i personaggi, tra quest’ultimi e lo spettatore. Sin dalla prima sequenza, infatti, il regista mette a fuoco il primo piano e lascia del tutto sfocato lo sfondo, come a “staccarci” dallo schermo, da quanto accade, da quanto vediamo. Anche tramite una fotografia dai toni freddi, Lorenzo Vigas ricerca uno stile apparentemente asettico, colmo e colmato però, proprio come fa Elder con Armando, di emozioni che scaturiscono con naturalezza da una sceneggiatura calibrata e da una palpabile alchimia tra i due interpreti principali.

Dopo il corto Los Elefantes Nunca Olvidan (Elephants Never Forget) presentato al Festival di Cannes, Ti guardo (Desde allà) è il secondo film di un trittico dedicato da Vigas al tema della paternità. Il terzo e ultimo tassello, La Caja (The Box), sarà girato il prossimo anno in Messico. Un motivo in più per tenere d’occhio questo promettente regista. Se il Cile ha Pablo Larrain e l’Argentina Pablo Trapero, ora anche il Venezuela ha il suo regista di punta: Lorenzo Vigas.

4 commenti

  • “affacciandosi addirittura su quel confine che segna la “distanza” tra identità sessuale e pedofilia”. Mi può spiegare questa frase?

  • Che la pedofilia sia una delle cose più atroci al mondo non c’è dubbio. Quello che trovo estremamente discutibile è l’utilizzo del termine “identità sessuale” in un contesto che, in realtà, parla di tutt’altro. Perché associare l’identità sessuale alla pedofilia, anche solo per “distanza” e “confini”, e usando pure le virgolette, è un’affermazione molto grave. La invito a ragionare di più, a scegliere sempre con cura la terminologia e ad abbandonare la forma sensazionalista “molto fumo e niente arrosto”. Apparirà così molto più onesto di ora. Perché, a conti fatti, questa recensione è solo della gran fuffa.

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