Diamante nero: brilla il film di Céline Sciamma.

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“Shine bright like a diamond” canta Rihanna nella sua celebre Diamonds, ballata e interpretata in un’ipnotica sequenza musicale dalle quattro protagoniste di Diamante nero (Bande de filles) di Céline Sciamma. E proprio come un diamante, magari un diamante grezzo, e per questo ancora più pregiato, brilla l’opera terza della giovane regista francese.

diamante-neroDiamante nero (Bande de filles) brilla di luce propria, abbaglia, incanta per la genuinità e l’omogeneità dello sguardo filmico, con un percepibile tocco di nouveau réalisme incastonato in un’opera semplice, che indaga lo sviluppo ormonale e caratteriale di una piccola donna nella periferia francese.

Il cinema transalpino, soprattutto quello più recente, è sempre stato affascinato dalle “bande di ragazze”, si pensi a 17 ragazze di Delphine e Muriel Coulin o a Foxfire – Ragazze cattive di Laurent Cantet. In ciascun manipolo al femminile è l’unione che fa la forza. Anche le quattro splendide protagoniste di Diamante nero (Bande de filles) si sentono forti e invincibili (il nomignolo Vic dato a Marieme rimanda non a caso alla vittoria) solo restando unite, un cuore solo e un’anima sola al largo della controllata anarchia delle bande di quartiere. Se nel precedente Tomboy Cèline Sciamma scandagliava la relazione esistente tra identità sessuale e piena pubertà, in Diamante nero il romanzo di formazione cresce e si estende allo stadio d’età successivo, l’adolescenza, a quell’età dei “teen” tanto delicata quanto pericolosa. La protagonista Marieme ha sedici anni, due sorelle minori che adora, un fratellone che fa le veci del padre padrone assente, una mamma fagocitata dal lavoro. Vic è alla ricerca del proprio posto nel mondo e trova gioia e riparo in tre coetanee che si atteggiano da dure, un attitudine che a più riprese percepiamo più come un divertimento e un passatempo che non un credo a cui votarsi.

Diamante nero è una vera perla del cinema europeo, ruvida e luccicante. Una piccola grande opera d’arte in cui la Sciamma dimostra tutta la sua raggiunta maturità registica. Diamante nero è un film che diverte, commuove, coinvolge, tanto da farci quasi sentire l’invisibile quinto elemento di quella banda di simpatiche ragazzacce in cerca di affetto e affermazione. Con una colonna sonora che ricorda l’accompagnamento electric dance di Drive (Refn, 2011) e un modus osservandi che ricorda quello di Kechiche ne La vita di Adele sulle note di I Follow Rivers di Lykke Li, Diamante nero è un coming of age come solo certo cinema francese, per lo più indipendente, sa fare. Nessuna fretta, solo pazienza e sguardo vigile. Come quando si cerca un diamante…

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