Django Unchained: per un pugno di mosche

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django-unchainedDjango ama Broomhilda.
Django perde Broomhilda.
Django ritroverà Broomhilda.

That’s amore! Django Unchained è una love story calata in un western polveroso, parodiato, mancato. Sullo sfondo di molari molleggianti e sode frustate, interni soffocanti e vestiti sgargianti, Quentin  Tarantino ha tutti i mezzi per elaborare l’ennesimo capolavoro. Ma il risultato è un mischione di elementi visti e rivisti, sbocconcellati e presi a destra e manca. E’ una torta bianca, poco farcita, mal gustata, come quella amaramente ingerita sulla via del finale alla maison di Monsieur Candie.

Gli stilemi di Tarantino ci sono tutti: spassosi e ficcanti scambi di battute, lunghe chiacchierate da tavolo che apparentemente non conducono da nessuna parte, titoloni dal taste fumettistico, ostentate sequenze in interno, quella sottile vena cinica e ironica, mattacchiona e torbida. Poi comincia a pescare nel passato e in ciò che non gli appartiene, seppur di proprietà di un amicone come Rodriguez: da Bastardi senza gloria si rispolvera la scenetta della doppia lingua con tedesco comprensibile solo ad una ristretta cerchia (inserimento forzato in una sceneggiatura debole che va in qualche modo rimpolpata) e un giocoso e smodato uso del sangue prelevato da Machete e i suoi fratelli. Sangue a bicchierate, secchiate, bidonate che non sono nel genoma di Tarantino, ma del compare Rodriguez, appunto. Caramelle per divertire il pubblico, puntelli atti a sostenere uno script fragile. Insomma, troppo rodrigueziano, poco tarantiniano, e il gusto ci rimette.

A questi s’aggiunge una colonna sonora eclettica ma poco personale, con inserimenti  rap hip pop alla Wild wild West mischiati a fischiettate alla Sergio Leone e una canzoncina di Elisa più adatta ad un film di Fausto Brizzi o Gabriele Muccino.

In merito agli attori, tutti molto bravi. Statuario (non solo nel fisico) ma non autonomo Jamie Fox, profondo e viscido Samuel L. Jackson, divertente ma sempre uguale Christoph Waltz (l’idolo della sala!). Supera tutti di una spanna almeno Leonardo DiCaprio. Gli tocca il ruolo più scomodo, sporco, affascinante. Lo fa suo fino a renderlo con magistrale carisma. Sintomo di un interprete che è ottimo attore protagonista ma anche raffinato caratterista. Un attore che è saputo crescere ed evolvere fino a trovare il suo giro di boa con il sonnacchioso J.Edgar di Clint Eastwood.

Gettando un occhio alle cinque nomination agli Oscar, Django Unchained non è da miglior film né da miglior fotografia (troppo facile vincerla con un western!) né tantomeno da miglior sceneggiatura originale. Forse il montaggio sonoro e l’attore non protagonista a Waltz. Premio che però sarebbe stato certo e a mani basse se fosse stato in lizza quel giovine che un tempo incantò il mondo sul Titanic di James Cameron.

In conclusione, tornando al succo della faccenda, Tarantino non riesce a compiere quel passo (più lungo della gamba) dal fan estimatore sfegatato dello spaghetti western al “traspositore” di un genere così scivoloso (ci è caduto pure Kim Jee Woon con Il buono, il matto e il cattivo). Seppur il paragone sia un humus fangoso misto a sabbia mobili, se in Bastardi senza gloria – film di ben altro e alto valore – era riuscito a riscrivere la Storia, qui Tarantino non riesce a fare lo stesso con il genere western. In carenza di appeal, ci rimane solo un joke che è un pugno di mosche, con qualche scena vagamente memorabile (su tutte la disquisizione sul fastidioso cappuccio da Ku Klux Klan).

“Signori, avevate la mia curiosità, ora avete la mia attenzione” afferma Calvin Candie rivolgendosi ai due cacciatori di taglie. Tarantino ha ottenuto la nostra curiosità, ma purtroppo non la nostra attenzione. Django Unchained non è un film bastardo, ma certamente è senza gloria.

7 commenti

  • senza infamia e senza lode?
    Beh, qualche lode c’è…
    Anzitutto la fotografia. Non è che basta l’ambientazione per vincere un oscar (a IL GRINTA non l’hanno dato); questo mix di saloon texani, montagne rocciose e villone del Mississipi è stato fotografo DA DIO
    e poi la scena degli incappucciati “che non vedono un cazzo” (uno spasso)
    grande DI CAPRIO, grandissimo WALTZ (se becca l’Oscar, sarà verificata la proporzione LEONE sta a EASTWOOD come TARANTINO sta a WALTZ)

  • Beh, che ti devo dire? Complimenti innanzitutto per la scrittura, mi sembra che sei molto migliorato. Talmente, che è difficile ribattere qualcosa. Sostanzialmente sono d’accordo su tutto quello che dici, pero’ quando l’ho visto sono rimasto esaltato come un bambino, e ripensando alle scene continuo ad esserlo. Insomma non un film all’altezza degli altri quello di Tarantino, ma nemmeno uno scivolone, dal mio punto di vista. Non merita gli oscar, forse Di Caprio, ma al solito non è neanche stato nominato. Tuttavia, nonostante il personalissimo tocco di Tarantino, resta un bel film di genere spaghetti western, anche se un po’ rielaborato. Forse troppo parodistico e citazionistico il finale. La scena degli incappucciati l’ho trovata molto surreale (positivamente intendo), alla monthy python. E un vero piccolo colpo di genio per me è stata l’autoesplosione di Tarantino. Sprecata un po’ purtroppo la trovata metacinematografica dell’incontro tra Jamie Fox e Franco Nero, visto che Franco Nero ha recitato proprio malino, ahimé.

    • Concordo con Fabio, la scrittura è piacevolissima. Non sono ancora andata a vederlo (shame on me) e non so quando mi capiterà: tra i due “polpettoni” da due ore e passa ho dato la preferenza a Lincoln – vediamo se ho fatto bene o no..

  • salve !mi trovo piu`o meno d accordo col tuo commento !!!io ho sempre pensato che Tarantino possa essere in grado di realizzare dei film ben piu`artistici (es jackie Brown,Pulp Fiction) !è uno splendido valorizzatore d attori per esempio !!in questo film che io trovo divertente ,sadico ,col ritmo e i dialoghi interessanti fino a tre quarti ,mi perdo purtroppo in scene splatter da serie B nel finale che io non apprezzo ,e che penso non rendano al regista lo status di grande star che gli è stato ormai attribuito sopravvalutandolo !diciamo la verità ,a lui pare concessa qualsiasi licenza …il film è a tratti affascinante ,ma sarebbe bello se qualche volta facesse un film “suo” senza fare tutti questi remake,anche se rivisitati …grazie e spero di parlare con voi in seguito

    • Ciao Alessio! grazie a te del commento.
      Sono d’accordo con varie cose di quelle che dici. Ricordiamoci però sempre che Tarantino di film “suoi” – come dici tu – ne ha fatti, soprattutto in passato. Poi ora si è “inguaiato” nella vena citazionista… 😀

  • Caro Tommaso
    avevo letto velocemente la tua recensione prima di vedere il film. L’ho visto ieri sera, e anche tardi…!! …e non mi sono addormentata!!
    Ricordavo che il tuo giudizio era piuttosto severo ed oggi me lo sono riletto. Non conosco così bene Tarantino per dare un mio parere “fondato”, però Django ci è piaciuto, ci ha divertito, ci ha regalato belle immagini, bei personaggi e qualche trovata molto divertente (i cappucci del ku klux clan…) o molto suggestiva (i primi piani di molti attori, i panorami, – sarà facile, ma sono godibili!!) .
    Temevo il “pulp” , ma tutto sommato mi pare che le esplosioni delle secchiate di sangue siano addirittura una parodia.
    Sono daccordo, non è un capolavoro, ma è un buon lavoro.
    Laura

    • Cara Laura, grazie del tuo commento e sono d’accordo con te su alcune cose. Tieni presente però che io non ho mai detto che è un film-sonnifero. E’ un buon film, ma poco tarantiniano. Il pulp è ben altro rispetto a quello che si vede in Django. Pulp è “Le iene”. Se non lo hai visto, guardalo. L’uso pulp del sangue è una cosa molto raffinata.
      Quando parli di “parodia” sono parzialmente d’accordo. E’ più un prestito divertito dall’amico Rodriguez… 😀

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