Dust di G.Falsetta, la second life del Cottolengo di Torino

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Dust di Gabriele Falsetta è un cortometraggio, un documentario sperimentale, con protagonisti gli ospiti dell’Istituto Cottolengo di Torino. Pochi minuti per vivere un’altra vita e rimanere profondamente colpiti.

Dust di Gabriele FalsettaIl teatro, come il cinema, danno la possibilità di vivere un’altra vita, una seconda vita, magari la vita desiderata, reale solo nei sogni. Il concetto di personaggio racchiude la possibilità di diventare, anche solo per poco, qualcun altro da sé, un’altra persona, un personaggio appunto. E chi da bambino non ha desiderato di fare l’attore da grande, di vestirsi da personaggi visti sulle assi di un palcoscenico o sul grande schermo? Dust di Gabriele Falsetta, nella sezione “Spazio Torino” del 33esimo Torino Film Festival, incarna proprio questo desiderio e lo fa vivere agli ospiti (disabili psichici perlopiù) dell’Istituto Cottolengo di Torino.

Dust, teatrale e sperimentale, è un documentario breve ma intenso (appena 20 minuti) che pone al centro la libertà, quella di fantasticare un’altra vita e di viverla per una manciata di minuti, con entusiasmo, emozione, sorrisi. Dust di Gabriele Falsetta è un’opera libera e liberata, che lascio campo libero ai suoi protagonisti, non curandosi troppo del filo narrativo, e lo fa a ragion veduta. La macchina da presa di Falsetta si limita a riprendere gli otto ospiti del Cottolengo nei loro pochi minuti di celebrità (molti meno dei quindici profetizzati da Andy Warhol). È in un certo senso teatro, improvvisato ed anarchico, ripreso dal cinema, trasportato al buio di una sala, ma privo del bagliore delle luci della ribalta.

Dust di Gabriele Falsetta ha qualcosa di magico e ipnotico. Coinvolge con le armi della semplicità e della sincerità, commuovendoci a tratti per la tenerezza e la pura spensieratezza con cui si “esibiscono” i suoi protagonisti. Insomma, un’idea semplice, forse tra le più semplici che si possano pensare, ma è ormai risaputo che le cose piccole sono spesse le più belle. Tra un vestito da sposa e una camminata alla Charlot, una posa da pugile e una pistola (giocattolo) puntata a mo’ di gangster, gli otto ospiti del Cottolengo torinese vivono per pochi attimi la loro second life e in quegli istanti cade anche su di loro un pizzico di polvere (dust) di stelle.

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