Desconocido di Dani de la Torre: la recensione

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Thriller d’esordio in interno di macchina, Desconocido di Dani de la Torre ha aperto con prepotenza ed entusiasmo le Giornate degli Autori di Venezia 72.

el-desconocidoUn film registicamente e moralmente impegnato e impegnativo, di un regista che vuole dimostrare subito tutto il suo estro in forma e contenuto. La macchina da presa compie movimenti di grande leggiadria ed incisività, intrisi di un certo gusto barocco ma allo stesso tempo non fagocitante la narrazione.

Desconocido è uno di quei film che, solo fosse stato nel Concorso ufficiale, avrebbe certamente gareggiato per il Leone d’Argento (Miglior regia). Il presidente di giuria, Alfonso Cuaron, avrebbe certamente rivisto un po’ di sé in quei lunghi piani sequenza, nell’uso ostentato della steady-cam, in acrobazie registiche da roboante action movie calato in un dramma on the road.

Dietro un plot che richiama Speed con Keanu Reeves, on screen il giorno (di stra-ordinaria follia) di un uomo la cui vita è stata rovinata dalle banche: un investimento sbagliato, i debiti che crescono, la moglie che non regge la rovina e si suicida. Scatta la vendetta tremenda vendetta ai danni del direttore della banca “artefice” del misfatto. Desconocido è quindi (anche) un forte atto d’accusa a quelle banche che, accecate dal profitto e dal successo, vendono ai propri clienti prodotti ad alto rischio spacciandoli per sicurissimi.

Desconocido è un grande film, coinvolgente sin dai primi minuti, dove la tranquilla mattina di una comune famigliola spagnola è la quiete prima di una tempesta esplosiva. Una volta seduti in macchina, infatti, padre (Carlos) e figli scopriranno d’essere seduti su una bomba. Conseguenza: vietato alzarsi. E anche noi restiamo incollati allo schermo e alla poltroncina. Perché? Semplice: Desconocido di Dani de la Torre è una vera bomba!

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