Era d’estate di Fiorella Infascelli: la recensione

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era d estate fiorella infascelliLa scuola delle Annales di Febvre e Bloch c’ha insegnato che sotto alla Storia delle grandi date, dei grandi eventi e dei grandi personaggi pubblici scorre, sottotraccia, anche la storia più intima delle persone. E che anch’essa concorre a rassodare e dissodare la Storia. Era d’estate di Fiorella Infascelli in un certo senso sposa gli approcci della nouvelle histoire, mostrandoci, con sguardo intimo e sincero, il lato privato di personaggi pubblici, un angolo di vita “domestica” di uomini “appartenenti” allo Stato.

Nell’estate del 1985 Falcone e Borsellino stanno preparando il più grande processo di sempre, passato alla Storia, appunto, come maxiprocesso. Ma un giorno un carico di tritolo viene intercettato e i due magistrati sono costretti, insieme alle loro famiglie, ad un esilio forzato sull’isola dell’Asinara, lontano da tutti, lontano da mondo. Il mare, il sole, i propri cari. Ma non è una vacanza, anzi. Per loro è fonte di attesa, ansia, ma anche introspezione e riflessione sulla vita e sulla morte, in presenza e in assenza delle loro famiglie.

Era d’estate ci consegna un quadro inedito di Falcone e Borsellino: gli uomini, i mariti, i padri, dietro la toga ufficiale. Vediamo così l’amore provato per le loro mogli coraggiose e per i figli nel pieno dell’infanzia, ma anche le difficoltà di una convivenza mai sperimentata prima. Da un’isola, si sa, non si può scappare. E ciò diventa occasione per le due famiglie di conoscersi, di legarsi l’una all’altra, perché prima, a Palermo, come afferma Agnese (interpretata da Claudia Potenza), non si frequentavano.

Era d’estate è quindi una prospettiva inusuale e originale su due personalità mai dimenticate, neppure dal cinema. Di film su Falcone e Borsellino ne sono stati fatti tanti, per il cinema come per la tv, ma tutti pressoché incentrati su un lungo arco di vita. Era d’estate, invece, sceglie il piccolo, e arriva con forza. Coinvolge e commuove, rendendo pubblica anche la vita più privata.

La regia di Fiorella Infascelli riesce a non essere televisiva in un prodotto che, visto il grande pubblico a cui si rivolge, non nascondiamoci dietro a un dito, rischiava di esserlo. Fiorella Infascelli non è mai banale, se vogliamo classica, ma sempre personale e omogenea nell’uso della macchina da presa e nello sguardo “del cinema” applicato sui due magistrati e sui loro cari. In particolare si fanno apprezzare due passaggi stilistici: le ricorrenti sovraesposizioni della fotografia, in bilico tra le bruciature di una vecchia polaroid e l’abbaglio di un’esplosione (palese richiama al tritolo); i piani sequenza dedicati alle scene in cui i due magistrati sono soli, faccia a faccia, aperti ad un dialogo schietto che si trasforma in confessione. Una scelta, quest’ultima, assolutamente sensata se consideriamo i due interpreti principali: Massimo Popolizio e Beppe Fiorello. Bravissimi, precisi e naturali, la mdp si limita a seguirli, lasciando che emerga tutta la loro presenza scenica da attori navigati.

Concludendo, due parole sullo “stagionale” titolo scelto. Così preciso e così vago, così lucente e così straniante. Era d’estate. La morte aleggia già da tempo sui due magistrati. Come anche ci ha ricordato il bel film di Pif, la mafia uccide solo d’estate. Ma quell’estate lì, del 1985, vinceva ancora la vita. E la Memoria di Falcone e Borsellino vive anche grazie a bei film come questo.

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