Fantasticherie di un passeggiatore solitario: recensione film

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Recensione del film Fantasticherie di un passeggiatore solitario di Paolo Gaudio: un esordio coraggioso che, ricorrendo a live action e stop motion, dà fondo e forma alle più profonde potenzialità del cinema di reinventare la realtà.

fantasticherie di un passeggiatore solitario“Mi sembra che tutto il cinema sia fatto della stessa materia dei sogni”. Parola di Bernardo Bertolucci. E il giovanissimo Paolo Gaudio, classe 1981, sembra aver preso alla lettera la lezione nel suo lungometraggio d’esordio Fantasticherie di un passeggiatore solitario. Un titolo che è già tutto un programma e che la dice lunga sulla componente onirica, fantastica e assolutamente inusuale scelta per questo originalissimo debutto.

Fantasticherie di un passeggiatore solitario è sin dalla trama una fantasticheria: tre personaggi di tre epoche diverse condividono e si “spartiscono” un sogno di libertà e un inesistente capolavoro della letteratura. Fantasticherie, gioie e dolori che appartengono ad un poeta del Secondo Ottocento, Jean Jacques Renou (Luca Lionello), un giovane studente di filosofia dei giorni nostri, Theo (Lorenzo Monaco), e un bambino smarrito in un bosco senza tempo, protagonista di quel libro che Renou sta scrivendo e che Theo sta divorando…

Fantasticherie di un passeggiatore solitario è qualcosa che raramente abbiamo visto nel cinema italiano. Un’opera coraggiosa che dà fondo e forma alle potenzialità del cinema di reinventare la realtà, rendendo quotidiano il territorio dell’immaginazione e della fantasia. Ci riesce con i mezzi del cinema, mischiando animazione e live action, interpreti reali e pupazzi di plastilina, fino alla tecnica della stop motion applicata su attori in carne e ossa.

I richiami cinematografici a mondi fantastici sospesi tra la fiaba e l’horror sono evidenti: un libro da leggere che si trasforma in realtà come ne La storia infinita, un protagonista maschile con fattezze di harrypotteriana memoria, un mostriciattolo negromante che ricorda la spaventosa creatura di Eraserhead di David Lynch, un nanetto che pare uscito da un film di Federico Fellini. Tutte probabili ispirazioni che non si discostano dalla stessa feconda matrice: la fantasia, il sogno, l’immaginazione.

Pur con una certa vena amatoriale nella recitazione e in alcuni passaggi registici, nonché qualche scollatura e confusionarietà nei passaggi temporali e narrativi, Fantasticherie di un passeggiatore solitario funziona alla grande nelle parti in stop motion, cioè quando il cinema degli “effetti speciali” fa sentire forte la sua voce. Se la mente dell’esordio datato 1977 di Lynch cancellava, quella di Paolo Gaudio crea vulcanicamente e il regista veste con successo i panni del negromante, ovvero di colui che riesce a trasformare in realtà ciò che è solo spirito o sogno, in questo caso il cinema. Se i sogni son desideri, il desiderio di un debutto originale per Paolo Gaudio si è fatto realtà.

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