Final Portrait di Stanley Tucci: un incompiuto ritratto d’artista

Leggi e vota il post 1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (Vota per primo)
Loading...

final portraitScritto da Biancamaria Majorana.

Presentato nella sezione Festa Mobile del 35esimo Torino Film Festival, Final Portrait riporta Stanley Tucci (dopo 10 anni di assenza) dietro la macchina da presa per raccontarci il genio contraddittorio del pittore e scultore italo-svizzero Alberto Giacometti, firmando una sceneggiatura che ricostruisce le lunghe sedute necessarie all’artista per portare a termine (o forse no…) il ritratto dello scrittore e amico James Lord.

E per questo ritorno Tucci non ha lesinato nella scelta di un cast di prim’ordine che vede protagonisti il camaleontico Geoffrey Rush nei panni di Giacometti e Armie Hammer in quelli del colto e raffinato Mr Lord. Non meno azzeccate le scelte dei comprimari: brillanti le performance di Sylvie Testud nel ruolo della moglie dell’artista e quella di Tony Shalhoub nei panni di Diego, fratello dell’artista; pregevole la prova di Clémence Poésy nelle vesti di una giovane prostituta, amante e musa ispiratrice di Giacometti.

Se però vi aspettate il classico biopic, rimarrete delusi. Ciò che interessa a Tucci, infatti, non è descrivere in modo pieno e completo la vita di uno dei più grandi artisti del Novecento, quanto quello di affrontare un tema, vale a dire quello della descrizione per immagini della genesi di un’opera d’arte come espressione del genio creativo.
L’azione si concentra nell’anno 1964 e in poche settimane, secondo un andamento circolare che scruta con occhio attento le sedute di posa del pittore con il suo “soggetto”. Sedute ora infinite ora frammentarie, destinate a riavviarsi ogni volta ex novo quando Giacometti sente sfuggire la possibilità di possedere un volto che, nel suo farsi (sulla) tela, gli scappa di continuo.

Geoffrey Rush è magistrale per capacità d’aderenza al personaggio e a all’artista Giacometti di cui riesce a vestire l’aspetto fisico, oltre che caratteriale, in modo sconcertatamente verosimile. Sigaretta in bocca, tavolozza in mano e aspetto trasandato ci restituiscono l’immagine di un Giacometti perennemente insoddisfatto del suo lavoro, tanto che quello che all’inizio doveva essere un ritratto di rapida esecuzione, inchioderà il suo giovane amico “in posa” per ben diciotto giorni.

La genesi di Final Portrait non è stata semplice: tre anni per scrivere la sceneggiatura e ben dieci per trovare i fondi necessari a realizzarlo. Il risultato è un’opera gradevole nei contenuti e nell’estetica. Intrigante la fotografia, interamente calibrata sulla scala dei grigi, ed equilibrata la sceneggiatura, che ai silenzi alterna la battuta salace.
Meno azzeccata la scelta di Lord James, fin troppo bello, fin troppo borghese, fin troppo perfetto nei suoi abiti eleganti per sembrare davvero reale. In parte troppo stereotipata anche la rappresentazione del processo artistico come insolubile travaglio e quella dell’artista come creatore privo di regole e confini. Più interessante, invece, il risvolto umano offerto dall’amicizia che, giorno dopo giorno, si forma e rafforza tra Giacometti e James Lord, avvicinando due mondi apparentemente lontani.

Final Portrait, in conclusione, più che il ritratto di un artista è quello di un’amicizia, dipinto da un regista che lascia più di qualcosa che “puzza” d’incompiuto. Ma se Giacometti era l’artista di un eterno divenire inafferrabile, allora forse la scelta di Tucci potrebbe apparire molto meno casuale di quanto sembri.

Un commento

  • Difficilmente mi soffermo sulle recensioni prima di aver visto un film perché preferisco confrontare le mie impressioni con quelle altrui a posteriori, ma in questo caso ho fatto volentieri un’eccezione perché l’articolo è ben scritto e incuriosisce senza rivelare, interessa senza svelare, chiudendo significativamente con un interrogativo che lascia allo spettatore il compito e la libertà di decidere se le sottrazioni narrative del Tucci regista (da ricordare almeno per “big night”) siano volute o subite, vizi o virtù, arte o maniera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *