Florence: Meryl Streep (in)canta.

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florence foster jenkins filmLa bellezza sta nell’orecchio di chi ascolta. Se poi sottobanco passa di mano anche una piccola bustarella, allora tutto sembra ancor più intonato. È quello che ha fatto negli anni Quaranta l’attore e manager teatrale St. Clair Bayfield per far sembrare agli occhi del mondo la moglie ed ereditiera newyorkese Florence Foster Jenkins, donna d’indubbie limitate qualità canore, una cantante lirica coi fiocchi.

Diretto da Stephen Frears e interpretato dalla strana coppia Meryl Streep e Hugh Grant, Florence è un film delicatissimo, delizioso, raffinato e di sofisticata latente intelligenza. Sebbene al personaggio, realmente esistito, della Jenkins si fosse già ispirato il regista francese Xavier Giannoli per il film Marguerite portato l’anno scorso al Festival di Venezia, Frears non ha indugiato nel portare a termine il suo progetto, ossia un biopic in pieno stile, grondante del suo tocco inconfondibile.

Florence ha il profumo e i colori di un bouquet di fiori, di una suite di lusso e di gusto perfettamente agghindata e addobbata, è una fotografia mai patetica anzi assolutamente auto-ironica di un personaggio le cui scarse qualità canore, una volta messe in pubblico, furono ora vilipendiate ora fintamente idolatrate ora scambiate per fervido talento comico.

Florence è un film a più strati, che sotto la patina di true story in salsa british ci racconta non poco del potere dei media e della critica, di come si possa veicolare al pubblico la verità che più ci aggrada, fino ad illudere tutti. Un film sulla forza dei sogni, che possono tenere in vita molto più di tante medicine, ma anche una grande storia d’amore, di protezione, di ciò che si è disposti a fare pur di regalare una gioia immensa ad una persona malata. Un film che non fa una piega, come uno smoking perfettamente stirato.

Per Meryl Streep è senza dubbio la migliore prova di sempre dopo quella memorabile ne Il diavolo veste Prada, consacrandola definitivamente come la regina di Hollywood e la più grande attrice statunitense vivente. Interprete meravigliosa, sprizza simpatia e maestria in ogni smorfia e sguardo con una continuità e un’energia da eterna giovinetta. Al suo fianco uno Hugh Grant come non lo abbiamo mai visto. A 56 anni compiuti, per la prima volta il noto attore britannico mette da parte le solite faccette (che pur abbiamo amato, sia chiaro!) sfoderate ininterrottamente da Quattro matrimoni e un funerale e Notting Hill in poi per regalarci una prova (di carattere) nuova e commovente. Grant, proprio come la Streep, non nasconde i segni del tempo, e finalmente mette in gioco tutta quella bravura che da decenni ha domato dietro alla maschera dell’adorabile mascalzone. Il risultato è una coppia di attori che, a sorpresa, insieme, sorprendono sotto la direzione del re del british touch, Sir Stephen Frears.

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