Frasi di Stanley Kubrick: 7 affermazioni sui suoi film da Lolita a Shining

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frasi di kubrick stanleyA cinquant’anni anni dall’uscita nei cinema di 2001: Odissea nello Spazio (accadde il 2 aprile 1968 negli USA e l’11 dicembre dello stesso anno in Italia), ecco una selezione di frasi di Stanley Kubrick da lui pronunciate su alcuni dei suoi film più celebri:

– su Lolita (1962): Beh, di certo è una grande storia d’amore, no? Credo che Lionel Trilling nel suo pezzo per Encounter colpisca nel segno quando lo definisce “la prima grande storia d’amore del 20° secolo”. E i criteri di questo giudizio sono lo shock e l’estraniazione che i protagonisti di tutte le grandi storie d’amore producono nelle persone che li circondano.

– su Il dottor Stranamore (1964): Fu a questo punto che decisi di trattare la storia come una commedia-incubo. Seguendo questo approccio, trovai che non interferiva mai con la presentazione di argomenti ben elaborati. Mentre eliminavo le incongruenze, mi sembrò meno stilizzata e più realistica di qualsiasi cosiddetta seria o realistica trattazione, che di fatto è più stilizzata rispetto alla vita stessa, per via della meticolosa esclusione delle banalità, dell’assurdo e delle incongruenze. Nel contesto dell’imminente distruzione del mondo, l’ipocrisia, le incomprensioni, la lascivia, la paranoia, l’ambizione, gli eufemismi, il patriottismo, l’eroismo ed anche la ragionevolezza possono evocare un’orribile risata.

– su 2001: odissea nello spazio (1968): Non ho il minimo dubbio che per raccontare una storia come questa non servano affatto le parole. Ci sono solo 46 minuti di dialogo nel film e 113 di scene senza parole. Ci sono certe aree del pensiero e della realtà – o dell’irrealtà e dei desideri, comunque lei le voglia chiamare – che sono chiaramente inaccessibili alle parole. La musica può accedere a queste aree. La pittura può penetrarle. Forme di espressione non verbali possono farlo. Ma le parole sono una camicia di forza terribile.

su Arancia Meccanica (1971): Quando si mostra Alex commettere azioni così brutali e si riesce comunque a cogliere la profonda malvagità di quella parte del sistema che tenta di trasformarlo in qualcosa di meno che umano per renderlo più buono, a quel punto credo sia chiara l’idea fondamentale del libro. È necessario che l’uomo possa scegliere tra bene e male e che ci sia il caso in cui egli scelga il male. Privarlo di questa possibilità di scelta, significa renderlo qualcosa di inferiore all’umano – un’arancia meccanica appunto.

– su Barry Lyndon (1975): Ho sempre cercato d’illuminare i miei film in modo da simulare la luce naturale, usando di giorno le finestre per illuminare realmente il set e nelle scene notturne usando quelle fonti luminose che si vedono nella scena stessa. Questo approccio comporta problemi già quando si possono usare luci elettriche brillanti, però quando le luci più brillanti in una scena sono i candelabri e le lampade ad olio le difficoltà sono di gran lunga maggiori.

– su Shining (1980): Un brano intitolato “Il sogno di Jakob” venne usato nella scena in cui Jack si sveglia dal suo incubo, una strana coincidenza. Ci furono in realtà alcune altre coincidenze, in particolare con i nomi. Il personaggio interpretato da Jack Nicholson si chiama Jack nel romanzo. Suo figlio si chiama Danny nel romanzo ed è interpretato da Danny Lloyd. Il barman fantasma nel romanzo si chiama Lloyd.

– su Full Metal Jacket (1987): Uno degli aspetti che colpisce maggiormente nella guerra del Vietnam è il modo in cui è stata manipolata da Washington ispirandosi ad Alice nel paese delle meraviglie: i falchi intellettuali hanno tentato di abbellire la realtà così come fanno le agenzie pubblicitarie, inventando continuamente nuove espressioni tipo “quote di perdite”, “zone pacificate”, eccetera. Alla fine del tunnel si trovava sempre una luce.

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