Fuocoammare di Gianfranco Rosi: Oscarammare?

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fuocoammareParlare solo ora di Fuocoammare di Gianfranco Rosi, a oltre sette mesi di distanza dall’Orso d’Oro al Festival di Berlino e dalla sua ufficiale uscita nelle sale italiane, è un argomento inscindibile dal fatto che sia stato scelto come candidato italiano agli Oscar 2017. La domanda è lapalissiana: perché? Perché scegliere proprio Fuocoammare? Ma soprattutto: perché farsi del male così? Una posizione già ampiamente sostenuta da Paolo Sorrentino, con largo contorno di polemiche. Le ragioni della candidatura, com’è ovvio, sono prioritariamente politiche: vogliamo che il mondo si accorga dei drammi che si consumano ogni giorno a Lampedusa, vogliamo che l’Europa la smetta di considerare Lampedusa come un problema solamente italiano. Ma il film di Rosi ci aiuta davvero in questo? Sostiene questo scopo? Io non credo. Credo piuttosto ci dia la zappa sui piedi.

Altra domanda che mi sono posto è: qual è la vera specificità (se c’è, ovviamente) del genere “documentario”? Sappiamo che l’affermazione “il documentario mostra la realtà” è da prendere con le pinze, perché vi è tutto un lavoro certosino a monte di preparazione dei contenuti che demolisce quest’affermazione. Forse la differenza sta nel fatto che il documentario, rispetto al film di finzione tout court, sa nascondere meglio la funzione (catartica?) di commuovere il pubblico? No, anche questo non credo. Anche perché Fuocoammare, da questo punto di vista, fallisce miseramente. Il film, infatti, lascia alquanto indifferenti, per non dire annoiati. E questo perché dal film non trapela il dramma di Lampedusa. Non veniamo a raccontarci frottole, a trincerarsi dietro alla barricata che ad un film d’autore basta accennare e non spiegare. Rispetto a Fuocoammare è molto più efficace un reportage di Tv7 di Raiuno o di un solido talk di La7. La presentazione del dramma dei migranti è in toni molto asciutti, sobri, forse troppo. E allora ecco che ritorna la domanda inziale: perché candidare Fuocoammare se non suscita l’effetto desiderato?

Detto questo, dal punto di vista strettamente cinematografico, il prodotto ha ottime qualità estetiche: le sequenze notturne e in mare sono efficaci, la fotografia è splendida, la mdp ha una definita personalità di sguardo. È il livello del racconto che indebolisce il film, che lo frammenta e lo sfilaccia. Il documentario di Rosi non cede mai, nemmeno per un momento, alla tentazione di commuovere il pubblico, ma si limita a mostrare alcuni elementi della vita quotidiana di Lampedusa, ora degli abitanti, tramite gli occhi di un bambino, ora dei migranti. Due livelli paralleli che sembrano non incrociarsi mai. E la “tensione” generata, se così possiamo definirla, non viene mai placata con la soddisfazione dell’attesa costruita. In questa pluralità di fili narrativi, il più curioso ma anche il più forviante è proprio quello del bambino, che mina la stabilità del film e ne devia l’esito, condannandolo ad uno palese squilibrio tra le troppe sequenze che lo vedono protagonista e le troppo poche dedicate ai migranti.

È quindi la scelta dei contenuti il punto debole di Fuocoammare? Sicuramente. Ma anche il tono freddo e asettico che vi viene applicato. Concludendo, quindi, appare evidente come Paolo Sorrentino non avesse affatto torto nello storcere il naso di fronte alla scelta fatta in vista degli Oscar. Ma non per partito preso, quanto piuttosto per il fatto di sostenere il cinema come arte ed emozione, e non “arma” di politica internazionale.

Pezzo scritto a 4 mani con Fabio Raffo di Action Parallele

3 commenti

  • Ho visto FUOCOAMMARE sul piccolo schermo e mi ha annoiato ammorte
    Non è un bel film e nemmeno spinge gli spettatori a mandare soldi a Lampedusa
    A Los Angeles avrei mandato PERFETTI SCONOSCIUTI

    • Diciamo che non è certamente un film che vale una candidatura agli Oscar. Perfetti sconosciuti è un buonissimo film, ma ha già un remake pronto in America, quindi avrebbe avuto poco senso ai fini dell’Academy. Forse potevamo mandare Jeeg Robot o Indivisibili.

  • D’accordo con Tommaso, agli oscar avrei mandato Jeeg Robot o Suburra

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