Glow: donne cazzutissime per una botta di risate

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Diciamolo subito: cosa spinge un maschio etero a guardare una series sul wrestling femminile? Beh, la risposta è semplice. E il principio è lo stesso dell’’assistere alla lotta nel fango tra donne. Quindi una strisciante ma lecita attrazione erotica per il woman vs woman, costumi succinti, culi sculettanti, mosse acrobatiche che suscitano le più disparate fantasie. Ma detto questo, oltre la facciata che neppure un cieco può non vedere, Glow è molto di più.

Glow, ideata da Liz Flahive e dalle stesse menti di Orange is the new black, è divertimento puro, dieci brevi puntate (circa 35 minuti l’una) ricche di intelligenza e cinismo, dialoghi affilati e battute al limite del sessismo, il tutto calato nel fantastico mondo del wrestling, con il quale, almeno io, sono cresciuto.
Hulk Hogan, André the Giant, Million Dollar Man, Jake the Snake Roberts, The Ultimate Warrior, The Undertaker sono solo alcuni dei nomi e dei palestrati figuri che campeggiavano sul televisore quando ancora c’era il tubo catodico e io avevo circa dieci anni. Li ricordo bene, e Glow per me è stato amore a prima vista. Con quella punta di (nascosto?) erotismo che rende tutto più frivolo e spassoso.

Glow ci porta con goliardia, freschezza, simpatia e un costruito senso di finta genuinità (proprio come accade nel wrestling) nel backstage di uno show a tutti gli effetti. Come in un film, c’è un copione, ci sono dei personaggi, c’è una linea narrativa che guida gli eventi. Ed è quella che (non) ricerca Sam Sylvia (uno scoppiettante Marc Maron), acclamato e scorbutico regista di b-movies caduto un po’ in rovina.

Ma Glow non è solo una carnevalata di maschere, costumi, trucco e parrucco grossolano. Perché ogni personaggio ha una storia, porta sul ring la propria “biografia”, i propri demoni interiori, che cerca di “esorcizzare” tramite il wrestling. Il ring, come un lettino da psicoterapia, permette al team delle protagoniste di tirare fuori, a sorpresa, chi sono veramente, donne guerriere disposte a tutte per affermare se stesse in una società che vorrebbe metterle all’angolo.

Glow, acronimo di Gloriose Lottatrici del Wrestling, in inglese significa anche splendore. Ecco, Glow è un faro accecante, un vero suplex per le serie tv Netflix, il piccolo che si fa grande, con un messaggio narrativo che sa svilupparsi episodio dopo episodio, passando dallo sconforto all’affermazione nell’Io di ogni personaggio. Un messaggio valido per tutti, e non solo per le femministe (picchia)dure e pure.

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