Gomorra la serie: prima stagione, recensione

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gomorra la serieChi di voi mi conosce bene, sa che non sono un patito delle serie tv. Di questo chiedo venia e sto cercando di recuperare, di “mettermi al passo”. E ho deciso di farlo partendo da Gomorra la serie. In molti per tanto tempo mi hanno detto che dovevo guardarla, che mi avrebbe fulminato. Ma io, stoico, non gli davo retta. Poi un bel giorno mi è presa voglia, non so bene perché, mi sono comprato il cofanetto (questo qui, poi comprerò anche la seconda stagione) e mi sono divorato la serie in una settimana. Responso: straordinaria!

Gomorra la serie, infatti, è qualcosa che rivoluziona totalmente il modo italiano di approcciarsi al “prodotto” delle serie tv. È cinema per il piccolo schermo che convince sin dal primo episodio. È il primo vero segnale di series italiana partorita con uno stampo internazionale.

gomorra1Gomorra la serie è come un unico lungo film di 10 ore, che come un libro scritto alla perfezione scorre capitolo dopo capitolo, puntata dopo puntata, spingendo lo spettatore a non stare più nella pelle dell’attesa. A suo modo è l’ennesimo segnale del potere produttivo, e non solo televisivo, del pescecane Sky. Che non fa rimpiangere i soldi spesi dai suoi abbonati.

A dirigere 7 dei 12 episodi, e a curarne la supervisione artistica generale, è Stefano Sollima, che dopo Romazo Criminale la serie ha ricevuto il battesimo del fuoco del cinema con ACAB, per poi tornare sulle serie tv (Gomorra, appunto), anticamera a Suburra per il grande schermo nel 2015. Un regista perfettamente a suo agio tra cinema e televisione proprio perché non concepisce distinzione tra i due nella qualità, estetica e non solo, dei suoi film.

I primi due episodi sono una vera bomba di adrenalina e action. Sollima ci scorta fino al quarto episodio, ovvero fino alla parziale uscita di scena di don Pietro Savastano. Pur riaffacciandosi per il sesto episodio, passa la mano del quinto e del settimo a Francesca Comencini, la più noir delle tre sorelle. Ottavo, nono e decimo episodio sono invece affidati al bravo Claudio Cupellini. Per gli ultimi due, invece, rientra in campo Sollima che riprende saldo le redini della sua “creatura” e la conduce in porto verso un finale potentissimo, che chiude molte porte, ma ne lascia aperte o riapre delle altre in vista della seconda stagione.

gomorra2Tre registi diversi, dunque, che si passano il testimone a più riprese. Ad accomunarli uno stesso cast tecnico che spacca: la fotografia di Paolo Carnera, il montaggio di Patrizio Marone, le musiche dei Mokadelic, la scenografia di Paki Meduri. Complice anche questo humus sottostante, il prodotto rimane pressoché omogeneo. Certo, si nota la mano diversa dei tre registi: inconfondibile e tesa quella di Sollima, dark ma più femminile quella della Comencini, personale e pragmatica quella di Cupellini. Sebbene la gran parte degli episodi siano diretti da Sollima, Comencini e Cupellini non sono due esili gregari. Ci mettono del proprio, e si vede. Non è un caso che alla Comencini siano toccati gli episodi più “in rosa”, ovvero quelli in cui è donna Imma a prendere in mano le sorti della famiglia e degli affari. Cupellini, invece, è forse quello che dà il tocco più autoriale agli episodi, il quale però sa amalgamarsi bene con il ritorno in cabina di regia del “boss” Sollima.

Certo Gomorra la serie non può esimersi dai cliché di una serie sulla camorra napoletana. Infatti non mancano le canzoni neomelodiche, le case dei camorristi con arredamento pacchiano, il figlio grassoccio e bambinone del boss, ecc. Ma lo stereotipo è superato con facilità grazie ad un plot molto strutturato, con un filo robusto che non viene mai abbandonato lungo i dodici episodi. Un plot che racchiude in sé tanti temi: la lotta tra bande esterne ed intestine, l’iniziazione al male come se fossimo in un cupo romanzo di formazione, la capillarità internazionale della malavita (tramite le “aperture” in Spagna e Messico), il passaggio di consegne tra padre e figlio, la fine dell’epoca dei vecchi e l’ascesa di quella dei giovani. Ma anche l’importanza dell’essere moglie del boss oppure, nel personaggio di Ciro, del “fedelissimo” che non arriva al “trono”. Tutti frutti che possiamo assaporare anche grazie ad un cast artistico in formissima e assolutamente coeso: non solo i protagonisti Marco D’Amore, Salvatore Esposito, Marco Palvetti, Fortunato Cerlino e Maria Pia Calzone, ma anche tutti i caratteri di contorno che affollano la corte dei Savastano.

Insomma, Gomorra la serie è una rapina a mano armata e con scasso sul fronte della series italiane. Qualcosa di esplosivo, una vera droga anche per lo spettatore meno seriale del mondo. Come me. E ho visto solo la prima serie… per ora…

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