Grease: il Danny Zuko “arcobaleno” di Guglielmo Scilla

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Grease 2017 danny e sandySono passati  quarant’anni dal film cult del 1978 con John Travolta e Olivia Newton-John e vent’anni dal debutto (era il marzo 1997) della versione italiana di Grease della Compagnia della Rancia con l’indimenticabile coppia Giampiero Ingrassia e Lorella Cuccarini. Alla regia sempre Saverio Marconi che negli anni, edizione dopo edizione, ha saputo adattare il celebre musical di Jim Jacobs e Warren Casey del ’71 alla scena italiana e ai tempi socio-culturali che attraversavamo. In vent’anni di aperture di sipario, sono state più di 1.500 le repliche e oltre 1 milione e 700 mila gli spettatori, mai sazi e sempre col piede pronto a ballettare. Grease è diventato un fenomeno pop, oramai senza tempo, che diverte grandi e piccini, famiglie intere, nonne comprese.

Il mitico Danny Zuko stavolta ha il volto e le movenze di Guglielmo Scilla, noto agli internettiani come Willwoosh, vera star di YouTube. Al suo fianco, nei panni della bella e bionda Sandy, la bravissima e intonatissima Lucia Blanco (classe 1986), al suo primo ruolo da vera protagonista dopo anni di gavetta proprio nel mondo del musical.

Grease vent’anni dopo il duo Ingrassia-Cuccarini è un tripudio di colori e mossettine, sempre più sbilanciato verso gli orizzonti del mito dove il realismo cede il posto alle pose, sempre più fumettose e disneyane (come anche denunciano un paio di performance canore che ricordano film d’animazione, Frozen forse?). Lo spettacolo è una vera bomba, diverte e trascina via con sé per due ore quasi senza sosta con un più energico e vibrante primo atto rispetto al secondo. La scenografia s’affida a distese di colore (un po’ metallizzato, come immerso nella “gelatina”), come un dance floor ribaltato, come un disco party senza fine e senza età, e ad un vortice di luci che accompagnano l’entrata e l’uscita in scena di pochi ma definiti e funzionali elementi scenografici (splendida la sequenza del sogno dei Marines).

E fa strano, ma anche curioso, notare come questa edizione di Grease, paradossalmente, “brilli” sui pezzi minori e cantati dagli ottimi comprimari dei due protagonisti. Greased Lightinin’, Tu sei fatto per me e Noi stiamo insieme entusiasmano per l’aurea che oramai si portano dietro, ma non arrivano dritti al cuore come Piango di notte o Torna alla scuola. Sintomo di come nel 2017 ogni singolo pezzo in Grease abbia acquisito un proprio autonomo e strabordante appeal in termini di forza narrativa.
Allo stesso modo, la potenza canora di Lucia Blanco, che a più riprese ricorda moltissimo la dolcezza vocale di Olivia Newton-John, compensa quella più moderata e timida di Guglielmo Scilla, tutt’altro che inibito in gestualità e espressività, come ci ha abituato su YouTube. Scilla punta tutto (e fa bene!) su movenze, smorfie e mosse stilosissime e un po’ effemminate che non possono non far sbellicare giovani e non. E qui arriviamo al punto cruciale di questo Grease 2017: la “coincidenza” con il recente coming out di Willwoosh in merito alla sua omosessualità. Danny Zuko è non più il macho di un tempo (alla Fonzie!), ma esprime e rappresenta tutte le sfumature del sentimento, del corteggiamento, dell’essere “diversamente” maschi oggi. Un Grease “arcobaleno” potremmo definirlo, come ci suggerisce la scenografia, un Grease che celebra davvero tutti i colori dell’amore.

Infine, geniale il “bis” finale, con il più classico medley di hit del musical, che Danny e Sandy invitano il pubblico a riprendere e condividere con lo smartphone dietro l’hashtag #GreaseMania. Grease è “nelle mani” del popolo, si fa evento e promozione social con una trovata semplice ma efficace. Opera e idea del navigato Saverio Marconi o dello youtuber Guglielmo Scilla? Poco importa, fatto sta che funziona!

[visto al Teatro Verdi di Firenze]

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