Habemus Papam: la sconcertante bellezza dell’umano troppo umano

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habemus-papam-2Il solenne silenzio del conclave è rotto dal ticchettare secco e inquieto delle penne sui tavoli lignei. Poi si alza il brontolio delle preghiere dei cardinali: “Signore, non io, ti prego! Non sono in grado, non sono all’altezza!”. Habemus Papam è la messinscena dell’umano troppo umano che alberga nel sacro e nel divino, nell’insostenibile pesantezza dell’essere Santo Padre. Papa Melville incarna i timori di un manipolo di porporati/nonnetti che si scopiazzano come alunni di quarta elementare, si drogano di medicine forti e introvabili, litigano a scopone scientifico. Nell’autarchica filmografia morettiana, è un inaspettato film corale, dal quale non sono esclusi i due protagonisti.

Muovendosi in un continuo e palese gioco tra Vita e Teatro, Michel Piccoli entra dal fondo come magistrale primo-attore che, poco presente in (Santa) sede, non surclassa i confratelli. Voce fioca e vissuta, versatilità facciale da mimo d’altri tempi, occhio stanco e lucido da triglia, sorriso contenuto ed esagerato, ebete e paterno. Una prova monumentale, da domenica delle palme (di Cannes), paragonabile, in intensità, a quella ottenuta in Ritorno a casa di Manoel De Oliveira.

Poi irrompe il pavone, spelacchiato e argentato nella barbetta, che si compiace della propria bravura e si auto-incensa divertito: un Moretti parodia di se stesso. Ma si fa da parte e argina il suo istrionico egocentrismo concentrandolo in sguardi luciferini e una lingua biforcata che dispensa battutacce, satira ingenua e non sacrilega. Non inoffensiva (verso lo spettatore), ma neppure offensiva (verso la Chiesa). E nel nome della coralità, come in una rimpatriata di fine secolo, ecco tutti i suoi must, dogmi, ormai cliché: la canzone di gusto latino-americano (l’avvolgente Todo Cambia di Mercedes Sosa), il gioco di squadra con la palla (come nell’intero Palombella rossa e la partita di calcio in La messa è finita), gli interni in utilitaria (stavolta privi dell’usurata cantatina da famigliola Barilla).

Pur con alcune smagliature di sceneggiatura, Moretti, come Cechov (il cui Il gabbiano è saputo a memoria da Melville), getta uno sguardo limpido, crudele e tragicomico sulla fragile condizione umana. Oscilla tra piacere (il gioco) e dovere (il pontificato) con fluidità eterea, permeando tutto d’ipnotico magnetismo, sinistra ironia, azione immobile, suspense che tiene in estasi. Habemus Papam è un’opera bizzarra e carica di pietas anche grazie alla puntuale ed ispirata colonna sonora di Franco Piersanti, che fonde toni draculeschi con melodie alla “Pierino e il lupo”. Una pellicola da devota genuflessione e applauso scrosciante, se questo non venisse stroncato sul nascere dal ruvido, spiazzante, inevitabile finale. Tende rosse al vento come il sipario di un palcoscenico desolatamente vuoto. Più che habemus papam, ecce homo.

15 commenti

  • complimenti per la recensione, m’ispira ancora di più cosi. Pensi che otterrà qnche questo il premio di cannes?

  • Beh…a Cannes la concorrenza è spietata… basta considerare che ci sono i nuovi film di Almodovar, Sorrentino, Dardenne, ecc. Credo che possa gareggiare per il migliore attore…ovviamente Michel Piccoli.

  • umm..pensavo ke all fine il film ti potesse nn piacere, invece mi hai spiazzata. L andrò a vedere prossimamente e ti farò sapere ke ne penso.

  • Bellissimo il tuo “vedere l’umano che si cela dietro i loro bottoni rossi non crea scandalo, poiché, in fin dei conti, sono uomini”.
    A Cannes quest’anno è veramente dura, ma speriamo che Habemus papam ce la faccia!

  • L’ho amato molto anche io.
    Per quel che riguarda Cannes, quest’anno sarà veramente dura, c’è davvero il meglio del meglio.
    Aspetto con ansia il “Cannes a Roma 2011”.

  • La scena iniziale che descrivi è effettivamente eccezionale, anch’io l’ho apprezzata molto. Rimane il fatto, secondo me non marginale, di quell’ “umano, troppo umano” applicato laddove non c’è solo l’umano. Moretti, con onestà intellettuale, si limita a commentare ciò che vede e non si adentra dove invece non ha esperienza né conoscenza, ma l’argomento in questione richiederebbe una preparazione che, da quel che ho visto, Moretti non ha, come non aveva già ai tempi de LA MESSA E’ FINITA. Indubbiamente un film interessante, ma non posso dire mi sia piaciuto come a te…
    Complimenti per il blog!
    Giacomo (blogger de “L’occhio critico”)

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