L’uomo nell’ombra: Polanski non è Hitchcock

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l_uomo_nell_ombraMettiamo subito in chiaro una cosa: Polanski non è Hitchcock. E’ bene precisarlo in apertura perchè quando L’uomo nell’ombra uscì nelle nostre sale si sprecarono fiumi di ditate sulle tastiere dei pc nel paragonare il regista di origine polacca al panciuto maestro del giallo. Ma è difficle far quadrare il cerchio quando l’uno sta all’altro come il salato sta al dolce. Ed Hitchcock è certamente il dolce.

Diciamo che di hitchcockiano ci sono solo alcuni flash della colonna sonora e un “intrigo internazionale” che mette nei guai un imberbe scrittore arruolato per scrivere la biografia di un politico dalla fedina penale non proprio stralinda e pulita. Per il resto mancano suspense, magnetismo, e il brivido del thriller come si deve.

Il primo elemento (suspense) non sussiste poiché, per esserci, deve scientificamente palesarsi un coinvolgimento dello spettatore, che invece si abbandona pian piano ad un delizioso sonnellino, in attesa di un giro di boa che non arriva mai. E non basta un finale a semi-effetto per salvare la baracca. Il secondo elemento (il magnetismo), ad onor del vero presente in un’ambientazione plumbea, monocromatica e quindi affascinante a suo modo, viene spazzato via dalla ridicola performance dell’accoppiata protagonista McGregor/Brosnan. Il giovane attore inglese dal capello sbarazzino è una faccia di cemento con l’espressività di un comodino mangiato dai tarli. Per Pierce Brosnan, ormai ciuffo argentato e spento occhio di ghiaccio, andrebbe messo un articolo sul giornale con scritto “A.A.A. cercasi bravura e sex appeal dei tempi di 007″. Da questo naufragio del cast artistico si salva solo Tom Wilkinson, che, pur stando on screen per pochissimi minuti, conferma di essere uno dei migliori caratteristi del cinema britannico e non.

Infine il brivido da thriller è n.p., non pervenuto. Non c’è alcun elemento che possa tenerci sulle spine, le scene “in interno di macchina” non fanno saltare sul posto e non c’è neppure il fantasma di un inseguimento galvanizzante.

Insomma, L’uomo nell’ombra è un buco nell’acqua. Ora non ci resta che aspettare l’ultima creazione di Polanski, “God of Carnage”, che, stando alle soffiate (o forse è meglio dire brezze) provenienti dal Lido, sembra essere tra i film in concorso a Venezia 68.

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