Il curioso caso di Benjamin Button

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benjamin_buttonNascere, crescere, morire. C’est la vie. Ma vecchiaia e infanzia in che posizione della vita stanno? E conta l’età “cronologica” o quella “dell’anima”? Non chiedetelo a Benjamin Button. Perché Benjamin nasce come un ingenuo vecchio rugoso e artritico, mentre muore come un neonato con il ciuccio in bocca. Ma da brutto anatroccolo, come ci insegna Andersen, si trasformerà in cigno. Crescere-ringiovanire-invecchiare sono gemelli eterozigoti che si danno la mano in un eterno girotondo. Non è un elisir di lunga vita quello che Benjamin ha nel sangue. Anzi l’unica porzione davvero bella è il dantesco “mezzo del cammin di nostra vita”, quando potrà incontrarsi con la sua amata Daisy.

David Fincher, abbandonato il thriller colmo di violenza e suspense di Fight Club e Panic Room, traduce in immagini il breve racconto del 1922 di Francis Scott Fitzgerald. Il curioso caso di Benjamin Button non è il solito “e vissero felici e contenti”, non è la solita melensa storia d’amore che supera gli ostacoli del tempo. La sceneggiatura racchiude sottovoce in sé molteplici tematiche: il rifiuto o l’accettazione di un bambino che nasce malato, il rapporto con chi è “diverso”, lo spauracchio della morte, il rapporto tra sfera interiore e aspetto esteriore, la fugacità della vita paragonabile al battito d’ali di un colibrì. Ma poiché, come dice Daisy, “la nostra vita è determinata dalle opportunità, perfino da quelle che non cogliamo”, ci si interroga anche sul peso del libero arbitrio, posto sui piatti di una bilancia che oscilla tra Caso e Destino. Anche se la vera tematica regina è il Tempo, il suo senso e il suo rapporto con l’umano desiderio di poter fermare o riportare indietro le lancette.

Lo stesso Fincher sfida il tempo, realizzando un racconto di formazione al contrario di straordinario ritmo, non facendoci pesare le più di 2 ore e mezza di pellicola.

Ordinaria, a causa della raffinata cura del trucco e dell’originalità della sceneggiatura, la prova attoriale di Brad Pitt (pupillo di Fincher dai tempi di Seven) che rinuncia ad essere il solito Adone hollywoodiano per gran parte della pellicola.

Si arriva ai titoli di coda di Il curioso caso di Benjamin Button frastornati, pieni di domande in testa. Ma qual è il tempo vero? Quello cronologico o quello spirituale? Meglio vivere al contrario come Benjamin? In verità, alla fine della fiera, non è il caso di logorarsi troppo il cervello sul senso o meno dell’opera. Forse basterebbe accontentarsi di sapere che esistono ancora nel Terzo Millennio fiabe meravigliose come quella di Mr. Button.

3 commenti

  • è stato uno dei film che ho adorato dall’inizio alla fine probabilmente perchè (come hai detto tu) Mr Pitt non è il solito bello e biondo della porta accanto.. è una storia affascinante e a tratti avvincente. Bellissimo il tema della morte “l’amica che arriva per tutti prima o poi” e della danza (che avendola praticata per la bellezza di 12 anni) descrive per filo e per segno il mondo dei ballerini fanatici e attenti solo ed esclusivamente alle “linee”.
    Complimenti per la recensione..:)

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