Il diamante bianco, il folle volo di Werner Herzog

Leggi e vota il post 1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (Vota per primo)
Loading...

Il diamante biancoNella Grecia antica Dedalo ed Icaro non fecero una bella fine. Giunti vicino al sole le loro ali bruciarono e caddero nel vuoto. Stessa cosa accadde al Dr. Plage: il suo dirigibile, durante un pionieristico tentativo, piombò rovinosamente a terra in uno schianto fatale. E’ questo il ricordo che tormenta l’ingegnere Graham Dorrington, protagonista del documentario Il diamante bianco di Werner Herzog.

Il ricordo è veicolo del passato, tema che sin dall’inizio si contrappone al presente tramite l’accostamento del dirigibile bianco (che come un pesce alato si libra sul fiume tropicale) a sgranate immagini di repertorio delle prime operazioni “en plain air”. Passato che si contrappone poi anche al progresso, ad una vita che non concede pause, dove tutto scorre proprio come l’acqua impetuosa del fiume verso la cascata.

Questa dimensione binaria scandisce tutto il Il diamante bianco di Herzog. Realtà e finzione si confondono tra splendide immagini da National Geographic e monologhi scritti ad hoc, studiati nelle pause e negli attacchi; tra drammi umani dal sapore estremamente realistico e indigeni chiacchieroni semi-maestri di retorica.

Ulteriore binomio è l’opposizione tra civiltà e natura, conoscenza appresa e conoscenza innata, incarnate rispettivamente da Dorrington e dal sorridente autoctono Mark Anthony. Peso e leggerezza, desiderio e paura, percezione sensibile e sogno senza limite. Ne Il diamante bianco Herzog si muove fluido tra questi poli opposti, in una soluzione filmica che affascina, coinvolge e si fa eterna, proprio come l’inabissabile voglia umana al “folle volo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.