Il mio Godard: un genio o un cretino? La versione di Hazanavicius

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il mio godard le redoutableGodard, chi era costui? Ma soprattutto com’era e come raccontarlo/riportarlo in quell’arte che lui ha amato e rivoluzionato: il cinema. Un enigma già difficile quando ci approcciamo ad un “classico” biopic, forse insolubile quando si tratta di fare del cinema su una personalità che, a detta di molti, anzi di tutti, è stato ed è (per sempre) sinonimo di Cinema.

Michel Hazanavicius, con coraggio e irriverenza tira fuori “una” versione di Godard. Non a caso il titolo italiano stavolta c’azzecca nel cogliere il mood di questo sottile e un po’ perverso joke al massacro: Il mio Godard, presentato in anteprima italiana a Firenze a France Odeon 2017. È il Godard di Hazanavicius, dal suo punto di vista, anzi del suo immaginario (personale). Per fortuna, o quantomeno, ben incarnato dal simpatico e birbante Louis Garrel, senza filtri e senza freni in un personaggio che si sposa alla perfezione col suo modo di essere attore (e non solo).

Le redoutable è invece il titolo originale. “Formidabile”, un aggettivo che significa tutto e nulla, al pari di “importante”, “pazzesco” e tanti altri. Ecco, Il mio Godard è formidabile da questo punto di vista. È tutto ed è nulla, è una somma di giochetti e riflessioni sul cinema e su Godard che non conducono da nessuna parte. Il ritratto che ne esce del rivoluzionario regista de Il disprezzo è vago, ridicolo più che kafkiano, inconsistente più che sfumato, tendente alla vacuità che alla pienezza (di significato). E questo è quello che volontariamente cerca Hazanavicius, il quale sotto sotto, ma neppure troppo, vuole sentirsi libero e mattatore oltre i giudizi del pubblico proprio come il regista che mette on screen.

Il mio Godard cita, imita, omaggia, sberleffa gli stilemi e il linguaggio del cinema godardiano e classico. Gioca coi colori, con le citazioni interne, abbonda di scritte sui muri e di copertine di libri, di iris e altri piccoli espedienti tecnici che accalcati uno sull’altro fanno ridere. Ecco, Hazanavicius vuole farci ridere, in questo ci riesce. Il mio Godard è una commedia su Godard per un pubblico che, però, forse si aspetta (anche) qualcos’altro, intendo qualcosina di più. È una risata banalotta, sempliciona, stupida, che mette lo spettatore a disagio.

Godard era quindi un cretino (come in larga parte appare nel film) o un genio (come in larga parte ci hanno sempre insegnato)? Si sa che il confine, tra i due, è labile. Ma ad Hazanavicius questo non importa. Un regista che ha avuto il proprio furibondo e meraviglioso fuoco d’artificio in The Artist, poi è tornato ciò che è davvero: di un’ambiguità cinematografica e registica sfuggente e fastidiosa. Il mio Godard è il suo atto di forza, il cui (unico?) scopo è far discutere. Mentre Godard era anche altro.

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