In guerra per amore di Pif, la recensione

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in guerra per amoreBuona anche la seconda! Anzi, pure meglio della prima!
In guerra per amore di Pif è l’eccezione che smentisce la regola seconda la quale l’opera seconda è sempre inferiore all’esordio, in cui spesso si è sparato le cartucce migliori. A sorpresa il secondo lungometraggio di Pif è un piccolo grande film, a suo modo un capolavorino (detto con affetto eh!), e Pif si merita l’alloro di autore piccolo piccolo (anche questo detto con affetto!).

Ancora la mafia e ancora l’amore sono al centro di questo secondo capitolo nella filmografia di Pierfrancesco Diliberto, con l’aggiunta però di un fattore mastodontico: la Seconda Guerra Mondiale. E un’ombra grande come la Sicilia: chi ha aiutato gli Americani a sbarcare, felici e contenti, nel meridione d’Italia? La mafia. Pif alza così un lembo di Storia rimasto a lungo sotto al tappeto, come la polvere, avvolto in quell’omertà così usuale nelle assolate e aspre terre del sud.

In guerra per amore, ispirandosi ad una true story, e ad una lettera di un ufficiale americano vera più del vero (e per questo alquanto terrificante!), cala la love story di Arturo e Flora (anche i due protagonisti de La mafia uccide solo d’estate si chiamavano così) ai tempi di quello sbarco in Sicilia che rinfocolò la criminalità organizzata di qua dall’Atlantico. Il tutto con quel “Pif touch” assolutamente inimitabile, che come tanto cinema “siciliano”, o meglio ambientato in Sicilia, si popola di volti, personaggi, macchiette che hanno però la capacità di trasudare iper-realismo. Tutto è colorato, musicato, frescheggiante, e per questo all’apparenza leggero, assai abile nel raccontarci il tragico tramite il comico, il tema più serio tramite il sorriso, proprio come faceva la commedia all’italiana di quell’Ettore Scola a cui il film è dedicato. Ecco, il tocco di Pif è davvero unico, riconoscibile a miglia di distanza, sintomo di uno sguardo personalissimo sul cinema e sulla società, come palesato da quello scanzonato selfie ante litteram con la macchina fotografica, nel quale passato e presente si scambiano e mischiano di posto.

Stupisce il lavoro alla sceneggiatura messo in atto da Pif insieme a Michele Astori e Marco Martani. Una sceneggiatura a strati, che sa raccontare più sotto-storie (quella di Arturo e Flora, quella di mamma Teresa e di suo figlio, quella del cieco Saro e dello zoppo Mimmo), ponendole tutte a pari livello di interesse agli occhi dello spettatore. Pif inoltre inserisce qua e là lievi ma profondi riferimenti e omaggi, con quel “calco” della celebre foto di Robert Capa col soldato e il pastore, e con quella statua di Mussolini a testa in giù che tanto richiama i corpi esanimi del Duce e della Petacci appesi per i piedi a Piazzale Loreto.

Insomma, In guerra per amore è a pieno titolo una di quelle commedie che fanno bene al cinema nostrano, oltre che al nostro senso civile.

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