In Time, tempo sprecato?

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in-timeIl tempo è denaro. Il tempo è vita. Il tempo è tutto. Questo il credo che impera in un futuro non troppo lontano, dove uomini e donne sono geneticamente programmati per raggiungere i 25 anni. Poi sarà quel che sarà; tutto dipende dai soldi che hai, alias tempo per vivere. A ricordare quest’ultimo “particolare” ci pensa un timer verde fluorescente (di matrixiana memoria!) “inciso” sull’avanbraccio di ciascuno.

Buono spunto di annacquata fantascienza con un retrogusto anni Ottanta. Ma la riuscita è insipida, stirata, a tratti noiosa. In Time di Andrew Niccol non ha la stoffa né il fiato del cult. Peccato. Perché Niccol qualche buon film lo ha pure partorito: il sottovalutato Gattaca, il sublime S1mOne, ma soprattutto il ficcante Lord of War.

In Time è un buco nell’acqua, anche a causa, o per colpa, di attori scarsi. In primis un Justin Timberlake che non carbura, con sterili “sguardi da conquista” presi in prestito da un suo video-clip; al suo fianco un’Amanda Seyfried a disagio nei panni “robotici” di una giovane donna dal capello cyborg-style (meglio ricordarcela candida e innocente nei panni di Sophie di Mamma mia!); terzo actor-flop è Cillian Murphy, fin troppo bronzeo e glaciale in un personaggio che sarebbe stato scomodo anche nella Gotham City di Chris Nolan.

Insomma, un filmaccio di time keeper, time thief e time lord da vedere con un occhio allo schermo e uno all’orologio…

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