L’uomo di neve di Tomas Alfredson: un film di ghiaccio.

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l' uomo di neveA quasi dieci anni dall’innevato, sanguinolento e bellissimo film d’esordio Lasciami entrare, Tomas Alfredson torna sul “mare bianco” con L’ uomo di neve. Tra i due c’è stato un altro capolavoro: La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy), di ben sei anni fa. Alfredson pare quindi uno di quei registi, e forse potremmo già sbilanciarci nel definirlo “autore”, che sa farsi desiderare. O comunque sia uno di quelli che pondera bene i propri progetti. Stavolta, però, c’è di mezzo qualcos’altro, ossia una gestazione non facile. L’ uomo di neve, infatti, inizialmente doveva essere diretto da Martin Scorsese, che alla fine è rimasto a bordo solo come co-produttore esecutivo.

L’ uomo di neve, nato quindi un po’ col piede sbagliato, ha però alle spalle il solido omonimo romanzo di Jo Nesbø. Con cotanto regista, cotanto produttore e cotanto sceneggiatore non c’era d’aspettarsi che un nuovo capolavoro. E invece no, L’ uomo di neve, come un pupazzo sul vialetto di casa, pian piano si scioglie.

Tomas  Alfredson vorrebbe mischiare le atmosfere fredde e paurose di Lasciami entrare con l’algido charme de La talpa in un thriller che salta nel tempo, nei personaggi e nelle falle di una sceneggiatura che affatica e, sulla lunga durata, semplicemente sfianca. L’uomo di neve ha tutte le fattezze del thrillerone più stereotipato della terra, col poliziotto beone, l’ennesimo killer uomo che odia le donne e che è sempre un passo avanti alla polizia, un passato ingombrante che non molla la presa. Tutti elementi sacrosanti, sia chiaro, ma il film deve correre (e spaventare anche un pochino!), mentre L’uomo di neve finisce per annoiare, annodandosi su se stesso intorno ad una trama e un montaggio che confondono, che ingarbugliano la matassa dello spettatore più che sciogliergli i nodi.

L’ uomo di neve rimane quindi freddo, distante, scivoloso, umido fin nelle ossa. E lascia chi guarda un po’ nella stessa condizione. Non scalda e non ci tira sotto come una coperta pesante. Insomma, senza mezzi termini, e duole dirlo, è un film sbagliato con un cast sbagliato. Un cast ridondante, dove se da un lato ci si chiede perché coinvolgere inutilmente Toby Jones, dall’altro fa piacere rivedere sul grande schermo Val Kilmer (in un personaggio che però puzza di inutile). Un cast dove risulta assolutamente anonima Rebecca Ferguson, per non parlare del protagonista Michael Fassbender, attore sbagliato nella parte sbagliata.
Ma un dubbio rimane giunti ai titoli di coda: ma se l’avesse diretto Martin Scorsese?

2 commenti

  • Cristiano Sigalini

    Il problema che chi ha letto il libro qualcosa riesce a capire Hole, le sue nevrosi, le sue genialità . Non spiegare il passato del protagonista è stata una scelta pessima.
    Quasi a dire che tutti dovrebbero conoscere Harry Hole, così questo film diveiene una specie, passatemi il paragone, di FAN SERVICE.
    Tutti coloro che invece guardano il film senza aver mai letto i libri di Nesbo , beh non credo riescano a distinguere Hole dagli altri detective…
    In sintesi forse i film scandinavi dovrebbero farli gli scandinavi. ( O magari Scorzese)

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