La battaglia dei sessi: la pallina dell’uguaglianza rimane in bilico sulla rete

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la battaglia dei sessi Scritto da Vanessa Forte.

Molti passi sono stati fatti ma il cammino è ancora lungo.

Anno 1973. Nel bel mezzo della rivoluzione sessuale e del movimento femminista, l’attivista Billie Jean King diventa la numero uno del tennis mondiale. Volendo, ma non ottenendo, dal cofondatore dell’ATP Jack Kramer una borsa premio pari a quella maschile, si ritroverà a dover combattere con l’ex campione e scommettitore patologico Bobby Riggs la cosiddetta “battaglia dei sessi”, uno degli eventi sportivi televisivi più visti di tutti i tempi, che metterà in discussione tutta la sua vita e innescherà un dibattito socio-culturale che continua tutt’oggi.

Nuova fatica dei registi dell’acclamato Little Miss Sunshine, La battaglia dei sessi non è un semplice film sul tennis: è una commedia con un tema drammaticamente attuale, perché, nonostante in quaranta e passa anni ne sia passata di acqua sotto ai ponti, molta altra sembra doverne ancora scorrere nella faticosa ricerca delle donne e degli omossessuali della propria identità sociale e, soprattutto, del riconoscimento del proprio valore al di là delle discriminazioni.

La battaglia dei sessi è piacevolmente ruffiano nel suo coniugare risate e lacrime, nell’intento di lusingare gli spettatori attraverso un tocco registico che concede pochissimi games.
Se da un lato il duo registico Dayton-Faris insiste sull’elemento spettacolare, attraverso una ricercata fotografia ottenuta anche usando pellicola e lenti d’epoca atti a restituire in pieno l’atmosfera anni Settanta, dall’altro sviluppano , com’era prevedibile, il “vero” film attorno alle battaglie private dei protagonisti.

Billie Jean, una Emma Stone forse troppo misurata e poco aggressiva rispetto alla vera protagonista, sposata con il comprensivo Larry King (Austin Stowell), non ha quasi alcun sussulto nell’accettare la propria omosessualità nel momento in cui realizza d’essere innamorata della parrucchiera Marilyn Barnet (Andrea Riseborough). Ma proprio perché consapevole che la battaglia l’avrebbe investita nell’interezza della sua persona, non ha la forza di esporsi totalmente e respinge la sfida. O forse, più probabilmente, vuole concentrare tutte le sue energie sul vero destinatario della sua passione, il fine a cui si sente da sempre predestinata: il tennis. Per questo, quando la sua rivale Margaret Court (Jessica Mc Namee), anche lei donna forte piegata (d)alle aspettative sociali dell’epoca, viene sconfitta da Bobby, capisce che non può e che non vuole più sottrarsi al suo fato.

Dall’altra parte della rete de La battaglia dei sessi c’è l’ex campione Bobby Riggs, il sempre bravo Steve Carell. Teatrale, sfacciato, e anche lui consumato da demoni interiori difficili da combattere. Finita la carriera, viene mantenuto dalla moglie, attraverso un lavoro di facciata offerto dal ricco suocero. Ma la moglie, pur amandolo, gli sottrae giorno dopo giorno orgoglio e dignità. Così continua a frequentare vecchi amici con cui fare stupide scommesse. E proprio per questa sua dipendenza al gioco, in cui trascina tutto e tutti, si butta nel rettangolo rosso presentandosi come il “maschio sciovinista” che (com)batterà il boicottaggio all’Atp messo in piedi dalle tenniste capeggiate da Billie Jean. Non lo fa per convinto sessismo, ma per ritrovare quella dimensione che pensa possa esistere solo sotto i riflettori.

Così mentre la prima si spinge, palla dopo palla, in avanti verso il futuro, alla ricerca di reali sicurezze e nuove accettazioni, il secondo si tira indietro, verso il passato, ancorato alle proprie certezze stantie e ormai superate.

Purtroppo La battaglia dei sessi paga questa dicotomia, questa sorta di forzato equilibrio dualistico tra pubblico e privato. Rimane troppo a pelo d’acqua e non aggiunge alcun nuovo tassello alla battaglia se non forse, in pieno scandalo Weinstein, e con le prime donne di Hollywood che si lamentano ancora della diseguaglianza economica rispetto ai colleghi maschi, una piacevole rinfrescata che non fa male alla nostra memoria.

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