La serra di Pinter/Plini

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È una farsesca tragi-commedia del potere e dell’assurdo La serra di Harold Pinter messa in scena da Marco Plini.

la-serraOn stage, il giorno di Natale, un mondo grigio e ingrigito, immobile nel suo triste fare niente mascherato da lavoro e lavorio incessante. La serra è una manciata di personaggi tristemente spassosi che fanno ridere tra i denti, figurine e loschi figuri che si agitano (inutilmente?) come mosche in gabbia, come anime imprigionate dietro quella “cabina del comando” in plexiglass che è il fortino di chi ordina tra quattro mura catatoniche e ovattate.

La serra di Pinter/Plini è uno spaccato di (ir)realtà ridicolo e ridicoloso, e proprio per questo estremamente vero e veritiero, amaro fino al midollo, specchio con picchi caricaturali di esistenze nevrotiche in preda a dubbi inconsistenti (“Credi che non sia abbastanza femminile?” ripete spesso e volentieri la signorina Cutts). Marco Plini e i suoi attori mettono in scena fedelmente uno dei Pinter più grotteschi e “politici”, in uno spettacolo che esibisce tutto il suo essere teatro del teatrino della realtà umana.

La serra è un piccolo grande affresco che si fa ancor più comico e malinconico, consolatorio e sconsolato allo stesso tempo, tramite un meraviglioso finale sulle note di Can’t Help Falling in Love di Elvis Presley. Attori precisi per personaggi dalla fisionomia (morale e spirituale) spigolosa, cristallina, a tratti terrificante. Tutti bravi, ma spiccano il millimetrico Luca Mammoli (Gibbs) e la felina Valentina Banci (Miss Cutts).

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