Loro 1 e Loro 2: Berlusconi e / è ciascuno di noi. Recensione “doppia” del film

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Recensione dei film Loro 1 e Loro 2 di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi.

Loro 2 di paolo sorrentinoHo visto una prima volta Loro 1 e Loro 2 a una distanza di circa dieci giorni l’uno dall’altro. Nel frattempo sul nuovo doppio film di Sorrentino è stato scritto e detto di tutto. Gli haters hanno dato fondo al loro vacuo livore verso un regista che conoscono solo in superficie, mentre i protettori del regista napoletano (non) hanno fatto il possibile per “difenderlo” (se così si può dire). Poi ho rivisto Loro 1 e Loro 2 una seconda volta, stavolta attaccati, uno di seguito all’altro, col solo break di un panino tra uno spettacolo tardo pomeridiano e uno serale, come accade durante le scorpacciate di film ai festival. E il senso di questo film, doppio e unico (nei molteplici significati dei termini), spezzato e compatto allo stesso tempo, mi è arrivato in modo inaspettato, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti.

Loro. Ma loro chi? Bella domanda. Perché la risposta, a ben vedere, non è una sola. Perché è un’etichetta che passa di “proprietario” da un film all’altro e contemporaneamente all’interno di ciascuno dei due film. In Loro 1 l’appellativo spetta “di diritto” a coloro che ruotano intorno a Berlusconi, che lo inseguono, lo agognano, lo bramano senza misura, in attesa che squilli il cellulare come innamorati con magoni di farfalle nello stomaco. In Loro 2, invece, l’enigmatico e pluralistico pronome si tramuta più in Lui, nel Cavaliere, poiché il film si fa molto più “berlusconicentrico”, anche dal punto di vista narrativo. Ma il colpo di grazia, la mazzata nello stomaco, Sorrentino ce la riserva per il finale, quando Loro, come vittima di una funesta magia, diventa Noi, noi spettatori, noi italiani, sedotti e abbondati, quindi innamorati, senza spiegazione e senza ritorno, di un “uomo senza qualità”, di un “venditore che è un uomo solo”. Lui è lo specchio di Noi. I 25 anni che lo hanno legato a Veronica Lario sono ad oggi i 25 anni che ci hanno, volente e nolente, legato a lui da quel (non) lontano 1993 quando decise di scendere in politica. Veronica Lario gli è rimasta accanto, come afferma nel film, poiché si era innamorata di lui, pur non sapendone né il perché né le qualità. Noi italiani, ammettiamolo, nel bene o nel male, “nella salute e nella malattia”, abbiamo fatto lo stesso. Già, l’amore. Loro è una storia d’amore. E di solitudine. Sì perché sono questi due i pilastri che reggono il film, il personaggio on screen di Berlusconi, e la persona “noi”, su e giù dallo schermo, dentro e fuori dalla “finzione” cinematografica.
Da questo punto di vista, pensare al filo rosso che lega la scena iniziale di Loro 1 con la scena finale di Loro 2 è una fitta lacerante al petto, una lancia nel costato come in quello del Cristo morto salvato dai vigili del fuoco. Loro 1 si apre con una pecora che, incantata dalla televisione, dai quiz di Mike Bongiorno, non si cura del freddo, dell’aria condizionata, della paura (della morte in questo caso) e stramazza a terra esanime. Quella pecora, simbolo di noi spettatori, è capro espiatorio come quel christus moriens salvato dalle macerie del terremoto de L’Aquila. Solo che nel finale di Loro 2 “entriamo” nella televisione, diventiamo parte intrinseca di quello strumento che Berlusconi ha “rinnovato” per ipnotizzarci. E anche stavolta osserviamo e fissiamo il volo di un Cristo (di memoria felliniana, quello che apre La Dolce Vita, è innegabile), che porta con sé i nostri peccati, in questo caso più di un ventennio di invaghimento di un uomo che ci ha rovinosamente cambiato (svuotato?) la testa. Insomma, potremmo dire che si scrive Loro ma si legge Noi. E questo suscita autentico terrore.

loro film su silvio berlusconiDal punto di vista cinematografico, Loro 1 e Loro 2 sono due film diversi ma complementari. “Tutto documentato. Tutto arbitrario” recita la didascalia che apre il primo film. Dovendo collocare il documentato e l’arbitrario, il primo s’addice e sposa di più con Loro 2, mentre il secondo abbraccia con gusto (dell’eccesso) Loro 1. La prima parte è più potente della seconda, la quale invece si assesta su una linea più didascalica, più cronachistica, come a voler dare dei riferimenti “reali” allo spettatore. Loro 1, invece, pesca nella fancy creativa di Sorrentino, di ciò che sappiamo meno e quindi è possibile ri-creare con più libertà e fascinazione. Sorrentino sfodera tutto il proprio estro e la maestria oramai nota, ma rendendole più accessibili allo spettatore rispetto ai film precedenti. È un Sorrentino più narrativo, anche se (per fortuna) non rinuncia al suo edonismo (che, badate bene, non sconfina nel voyeurismo). Loro 1 richiama a Scorsese (The Wolf of Wall Street), cita i trip psichedelici de Il Grande Lebowski, addirittura accenna a Tinto Brass (in alcuni movimenti di macchina e nella bella bionda che scavalca la rete da tennis). Sesso e droga guidano la prima metà di Loro 1, decretandone, personalmente, il successo. Loro 2 sposa un altro binario, si concentra di più su Berlusconi, tanto che il personaggio di Sergio Morra (ottimamente recitato da Riccardo Scamarcio) quasi si eclissa. Il sole, accecante, da guardare, ora, è Lui, è Silvio. Nella sua solitudine, nel suo castello dorato in Sardegna, nel suo ritorno, abbacchiato ma mai disincantato, sulla scena politica.
I picchi d’ispirazione non mancano in nessuno dei due “episodi”. Meravigliosa l’esplosione del camion della spazzatura con i rifiuti che si trasformano in una pioggia di pasticche allucinogene. Così come, nel secondo, la coreografia sul jingle Meno male che Silvio c’è e il montaggio alternato tra il giuramento prestato per l’avvio del nuovo governo e le ragazze un po’ hippie di là dal mare. Impressionante poi la ricostruzione del terremoto de L’Aquila.

Insomma, Loro è la biografia, o forse una biopsia, della nostra Italia. Come a dire, anche in questo caso, che si scrive Silvio e si legge il nome di ciascuno di noi. Fa male, sì, ma come ci ricorda lo psicanalista francese Lacan, il cinema è uno specchio. E allora meno male che Paolo (Sorrentino) c’è.

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