Mea culpa: Fred Cavayé tra thriller e polar

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Mea culpa di Fred Cavaye, con Vincent Lindon e Gilles Lellouche, è un polar mascherato da thriller e viceversa, un film palpitante che cede qualcosa all’action, con un finale assolutamente notevole.

Mea culpa filmMea culpa è innanzitutto un film di grande intrattenimento, un’ora e mezzo di pura adrenalina, in continua (rin)corsa, fuga, inseguimento. Un thrillerone assolutamente generoso nei confronti di uno spettatore che chiede solo di essere divertito.

La regia di Fred Cavaye (À bout portant, Pour elle) è acrobatica, atletica, capace di ricorrere ad alcune trovate tecniche che colmano le debolezze di un plot non certo dei più solidi: un bambino è testimone di un regolamento di conti mafioso e da quel momento in poi gli scagnozzi criminali gli danno la caccia perché non confessi quanto ha visto. A questi elementi Cavaye aggiunge due protagonisti poliziotti, di quella polizia a tinte fosche che abbiamo “amato” in 36 Quai des Orfèvres di Olivier Marchal. Il riferimento al miglior polar francese degli anni Duemila non è casuale. Infatti Mea culpa gioca col genere polar, ora indossandone le vesti ora togliendole per diventare thriller puro. Con qualche concessione al (melo)dramma, scorre via fluido, magnetico, configurandosi come un film più sfaccettato del previsto.

Convincono i due attoroni francesi protagonisti: Vincent Lindon e Gilles Lellouche. Il primo in particolare stupisce per l’abilità con cui mette in scena la durezza e il tormento di un personaggio dal passato tormentato, proprio come i migliori anti-eroi da film noir. Il secondo lo spalleggia con mestiere, senza mai rubargli la scena.

Mea culpa è quindi uno di quei film che, pur indossando più maschere e costumi di genere, sceglie di privilegiare lo stile al contenuto, cosciente di come l’ingerenza del primo possa compensare il secondo. In fin dei conti, il cinema è anche questo: mixage, equilibrio, capacità di tenere in pari l’ago della bilancia.

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