Nella casa: lo sguardo di Ozon

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nella_casa_ozonIl morboso piacere di scrivere, e di leggere.

Questo il demone bifronte che possiede Claude (Ernst Umhauer), sedicenne studente del Liceo Flaubert di un’ignota cittadina francese e il suo professore di letteratura, Germain (Fabrice Luchini), mancato scrittore che non si rassegna a trovare virgulti di talento nelle penne dei suoi alunni. Nato con un fine nobile e di circoscritto buon senso, il gioco “epistolare” tra i due prenderà però velocemente una brutta piega, dove morte e tradimento (quasi incesto) sembrano pronti a spuntare all’alba di un nuovo capitolo.
Lontani dai candori di film riconcilianti sul rapporto insegnante-alunno come L’attimo fuggente, Francois Ozon ci conduce fuori strada, a spiare (anche troppo!) il fascino discreto (ma non troppo!) della borghesia, in una girandola di eventi nella quale esitiamo a comprendere se siano “veri” solo sulla carta o anche nella realtà. Nella casa punta quindi dritto su un unico tema: la scrittura come frutto dell’osservazione e/o dell’immaginazione. Ma dove comincia l’una e finisce l’altra? Ozon, dietro personaggi imberbi e frustrati, mostra tutto il piacere d’essere “voyeur”, consegnandoci una pellicola torbida e claustrofobica, proprio come il titolo stesso annuncia.

Con risvolti da thriller per un plot che non si sente dramma da camera, il regista francese estrapola dall’ordinario quella sottesa componente dark, noir, malsana, dove l’eccitazione suscitata da poche righe scritte si tramuta in scandalosa realtà.
Ma lo spettatore, oltre a sbirciare nella casa proprio come Ozon e il giovane Claude, che fine fa? Rimane al centro di quel “giro di schiaffi”, domanda e offerta, che caratterizza l’arte in genere, la letteratura come il cinema, dove l’autore/regista è sballottato tra le aspettative del lettore/spettatore e le esigenze dell’editore/produttore. Rimane nel mezzo, appunto. Straniato, disorientato, non convinto se questo romanzo/film gli sia davvero piaciuto.

4 commenti

  • Direi che, come sempre accade, lo spettatore reagisca al film in base alla propria formazione. A me ha interessato in particolare il tema del rapporto tra realtà e fantasia, come una nutra l’altra (e viceversa) ma si debba essere ben consci della loro distinzione, se non si vuole finire in grossi guai.

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