On the Milky Road di Emir Kusturica: la recensione

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on the milky roadSono passati otto anni dall’ultimo film di Emir Kusturica. Si trattava del suo Maradona, uscito praticamente in contemporanea col mediocre Promettilo!.
Otto anni non sono pochi. Anni in cui il regista serbo ha cercato una nuova chiave per il suo ultimo sforzo creativo, On the Milky Road, presentato in Concorso al 73esimo Festival di Venezia. Una chiave trovata marcando come non mai i due pilastri che da sempre fondano il suo cinema: il surreale e il comico.

Con On the Milky Road Kusturica fa deragliare il surreale verso il fiabesco e il comico verso il demenziale. E il gusto del film ci guadagna. Il ritorno al cinema di Kusturica è così una commedia brillante, sgangherata, a più riprese letteralmente esilarante, abile nel prendere alla pancia più che allo stomaco uno spettatore che rimane piacevolmente stupito dell’inaspettata deriva imboccata dal regista serbo.

Certo, On the Milky Road è un film che paga una di quelle scelte di campo che spaccano in due il pubblico: chi si aspetta il “solito” Kusturica più riflessivo rimane deluso, mentre che si abbandona senza pregiudizi alla novità si diverte. È forse il film più leggero e (im)palpabile del regista iugoslavo, una fiaba ambientata sul finire di una guerra in realtà senza fine che, come ogni fiaba che si rispetti, risolve i suoi punti più critici ricorrendo alla fantasia che “salva” ed astrae dalla realtà.

La “fauna” di On the Milky Road è ben assortita: ci sono gli animali impazziti di una vecchia e pazza pazza pazza fattoria, due donne bellissime che fanno la corte ad un uomo di dubbio fascino, festini a tutta musica e rakia, furgoncini che si impennano come vecchi motorini, e tanto altro ancora. Convince anche la presenza di una brava Monica Bellucci, che recita in serbo e (una volta tanto) non contamina il buon risultato dell’opera.

Bello il finale, tocco poetico e un po’ malinconico, marchio di fabbrica di un regista che anche quando pare fare il cazzone in realtà sta ancora indossando le vesti di autore. Per fortuna, rinnovandole.

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