Perfect Day: ironia e intelligenza contro la guerra

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Perfect Day di Fernando León de Aranoa è un piccolo grande film su uomini di buona volontà al tramonto della Guerra in Bosnia. Un film intelligente, che convince, ben dosato tra dramma e commedia.

perfect day Benicio Del Toro e Tim RobbinsFare un film sulla guerra in Bosnia è sempre una scelta coraggiosa, poiché il pubblico, in questo caso italiano, è spesso ostile a vedere sul grande schermo una guerra (ancora) così vicina, così fresca, mai davvero finita. Allo stesso tempo il cinema ha sviluppato un’intera filmografia sul tema, da Benvenuti a Sarajevo ( 1997) di Michael Winterbottom a No Man’s Land (2001) di Danis Tanović, da La vita è un miracolo (2004) di Emir Kusturica a Nella terra del sangue e del miele (2011) di Angelina Jolie.

Perfect Day di Fernando León de Aranoa è un nuovo tassello importante in questo filone così controverso ma anche così prolifico. Il risultato è un film intelligente, che sa toccare ora le corde della commedia ora quelle del dramma, con rispetto dei protagonisti e delle vittime sia nelle risate che nelle lacrime.

Fernando León de Aranoa ha scritto senza dubbio uno dei soggetti più belli dell’annata cinematografica: 1995, da qualche parte nei Balcani, un gruppo di operatori umanitari è alla disperata ricerca di una corda per tirare su un cadavere da un pozzo, per evitare che contamini l’acqua della zona circostante. La ricerca di quella corda, un’impresa così semplice all’apparenza, sarà l’inizio di una via crucis in cui la buona volontà dell’uomo si scontra con i divieti della legge. Di contorno, mine inesplose, vacche stramazzate al suolo, giovani senza futuro e donne incappucciate.

Insomma, datemi una corda e solleverò il mondo (o almeno un ciccione che sta inquinando l’acqua potabile di un popolo). Perfect Day sta in perfetto equilibrio tra risate e sdegno, come un funambolo che cammina guardando avanti, perché se guarda giù (nel pozzo), rischia di non trovare alcuna rete di salvataggio (in seno all’ordine precostituito).

C’è un certo humor nero che ammanta Perfect Day, ma anche un acume intellettuale che fa riflettere sui non-sense che creano un vero e proprio corto-circuito tra Desiderio e Legge, tra ciò che è bene e ciò che è legale. Un vi(n)colo spesso cieco, senza sbocco, senza via di fuga, dove solo il Caso, un colpo di fortuna, un’inattesa pioggia abbondante può lavare lo sporco lasciato da una guerra (in)finita. Di sponda (ma nemmeno più di tanto), l’infanzia rubata a scugnizzi abbandonati dai genitori e da Dio, ragazzini che desiderano solo riappropriarsi di quanto resta della loro spensieratezza, incarnata da un pallone da prendere a calci o da vendere per sbarcare la giornata.

Bravissimi tutti e quattro i protagonisti, dominati dall’affiatata coppia Benicio Del Toro e Tim Robbins. Quest’ultimo, in particolare, è una bomba di simpatia.

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