Pranzo di Ferragosto: beato tra le nonne! | recensione film

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Recensione di Pranzo di ferragosto, un film di Gianni Di Gregorio.

Pranzo di ferragosto filmFerragosto è alle porte e nessuno vuole rinunciare ad un paio di giorni di vacanza. Ma c’è un problema: dove lasciare l’anziana madre? La risposta è una sola: da Gianni, che si trasforma così per due giorni nella bambinaia di un simpatico gruppo di vecchiette. Casa sua si tramuta in una casa di riposo. Beato fra le nonne.

Il regista, sceneggiatore e attore Gianni Di Gregorio ci mostra l’altra faccia dell’estate, quella lontana da ombrelloni, creme solari e code ai caselli autostradali. Roma d’agosto è solitaria, deserta, calda e pacifica. Pochi negozi aperti, poca gente per strada. Tutto scorre in santa pace. O quasi.

Pranzo di ferragosto è un film piccolo, corto, semplice, umile, con inquadrature lunghe e fisse, trionfo del piano-sequenza. Un’opera minimalista che riesce a tracciare un efficace spaccato, realistico e grottesco allo stesso tempo, del mondo della terza età. Di vecchi che tornano bambini.

Queste arzille vecchiette si truccano ancora, ombretto e mascara non mancano sui loro volti, il rossetto è d’obbligo sulle loro labbra, gli orecchini penzolano alle loro orecchie, come a voler esorcizzare le rughe e il tempo che passa, sentendosi ancora vanitose come delle quindicenni. Ma soprattutto sono viziate e fanno le bizze: chiedono la Coca Cola in tavola e la tv in camera, hanno il coraggio di arrabbiarsi e tenere il broncio o chiudersi in camera, si fanno leggere le fiabe prima di andare a letto, scappano di casa di notte. Ma alla fine tornano a giocare a carte, a diluire il vino con l’acqua, a prendere le solite medicine prima di andare a nanna.

In poche parole, Pranzo di ferragosto è una chicca, piccola ma molto saporita, che colpisce per la sua delicatezza e ironia, malinconia e vitalità. Sceneggiature originali ne esistono ancora in Italia. Per fortuna!

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