A proposito di Davis: la summa dei Coen in un giro di folk

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davisUna ballata folk senza finale, circolare, che potrebbe aggiungere strofe alle strofe, ad libitum, tornando sempre al punto di partenza. E continuare a deliziarci. A proposito di Davis (Inside Llewyn Davis) dei fratelli Coen ha il gusto di un refrain che ipnotizza e rilassa, diverte e rende malinconici. Tema di questa ballad è una porzione di vita (che si ripeterebbe all’infinito) di uno di quei tanti cantanti che negli anni Sessanta, tra mille (dis)avventure, s’arrangiavano per sbarcare quotidianamente il lunario. Dormendo dove capita (spesso da amici estimatori) e suonando a zonzo per le “baskethouses” (caffè newyorchesi in cui i musicisti vengono pagati dal pubblico con soldi raccolti in un cestino), l’assonnato e indomito Davis attraversa le città in lungo e in largo. Ridiamo di lui, gioiamo con lui e amiamo il suo sconforto da bohémien in continuo affanno, ma mai privo di un fulgido barlume di speranza.

A ben vedere A proposito di Davis va quindi sì inside al personaggio, ma pare non raccontarci nulla. Questo perché rivela la quotidianità di un giovane come tanti, sospeso tra l’ennesimo autostop e incontri fuori dal comune, aperto alle continue soprese della vita pur di continuare a (soprav)vivere. Con dignità però. Ecco, a Davis la dignità non manca, neppure di fronte all’usurato “con questa roba non si vende” pronunciato da un potente e introvabile produttore. E’ la storia di un perdente che non si rassegna ad esserlo, che continua a perdere perché convinto di poter vincere. Prima o poi. Con moderato trionfo.

Per i Coen è l’ennesima odissea (Fratello, dove sei? lo era alla lettera) con protagonista un meraviglioso personaggio con la faccia continuamente sferzata dal vento e dalla vita. Al suo fianco una nuova carrellata di figure indimenticabili (su tutti lo storpio Roland Turner interpretato da John Goodman), molte delle quali appaiono nella storia solo per una manciata di minuti. Un quadro di personaggi omogeneo ed eterogeneo allo stesso tempo, dove addirittura un gatto, che pare scappato dall’appartamento di Colazione da Tiffany, pare acquisire spessore da character.

Insomma, A proposito di Davis è la summa della poesia e della poetica di quei due fratellacci che con Fargo instillarono un modo di fare cinema che ad oggi non conosce imitazioni.

Un commento

  • Anche a me era piaciuto molto, ero rimasto entusiasta, mentre altri si sono lamentati della lentezza del film….l’ho trovato uno dei loro migliori! Un’unica nota: mi sembra che il tratto distintivo di Davis, sia proprio quello di lasciarsi andare a questo stile di vita, di essere completmaente sfiduciato e perdente, che sembra proprio rassegnato, e che riesce ad andare avanti (con fatica), con il suo cinismo. Vedi i momenti in cui si ritrova a guardare il soffitto nei vari divani deli altri, il momento in cui lascia la carriera per la marina(e niet neanche li) e il finale epico…Molto stile Cohen, come a Serious Man (ma meno catastrofico)

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