Ritorno in Borgogna, parabola della vigna e della famiglia

Leggi e vota il post 1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (voti 1, punteggio: 4,00 su 5)
Loading...

ritorno in Borgogna recensione filmLa famiglia è come una vigna. Mette radici profonde, lega alla terra dove si è nati, dura più di una vita. La famiglia affronta le stagioni del tempo e del sentimento, il caldo euforico della gioventù, la fresca mitezza di una nuova speranza, l’umidità di legami che arrugginiscono, il freddo pungente di un lutto. Ritorno in Borgogna di Cédric Klapisch è un film sul ritorno a tutto ciò, alla consapevolezza di questo. Con dentro tanto buon vino, tanti sotto-sapori e tanti colori cangianti, la vicende si susseguono mese dopo mese come un corso naturale, ma non privo di ventate.

Ritorno in Borgogna ha il sapore di un buon vino, d’annata, robusto, con le giuste punte di dolce e di aspro. Un bicchiere di vino forse un po’ abbondante in termini di durata del film, che poteva guadagnarci in brio se potato di quei rametti che qua e là ne appesantiscono un poco il sorso finale.

Cédric Klapisch prende piano piano confidenza col suo film. Sebbene i primi minuti, soprattutto a livello di dialoghi, lascino presagire al peggio, Ritorno in Borgogna si riprende con gradualità fino a farsi forte, stabile, duraturo nel rimanere “in bocca” alla spettatore. Klapisch brucia le tappe temporali subito, in pochi minuti ci racconta un lungo arco di anni, per poi concentrare tutto il film su una manciata di giorni in cui tre fratelli riscoprono il legame di un tempo (Ce qui nous lie è il titolo originale, “quello che ci lega”), messo ora alla prova da un lutto e da una decisione capitale. Allo stesso tempo, alcuni passaggi narrativi sono un po’ frettolosi, improvvisi, come se il regista volesse dedicare tutto lo spazio possibile allo sviluppo dei sentimenti e non alla narrazione che li lega.

Ma detto questo, Ritorno in Borgogna è un film che nel complesso funziona, coinvolge, anche per la bravura e la naturalezza del trio di giovani protagonisti, che come tre vini dal sapore assai diverso, sanno farsi degustare uno dopo l’altro, senza disperderne le peculiarità e le sensibilità più nascoste.

Molto bella la sequenza della festa (su che sto per dire un’eresia, ma lì per lì mi ha ricordato qualcosa di Kechiche) e memorabili i dialoghi inventati a distanza da Jérémie (Pio Marmaï) e Marcel (François Civil).

Un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.