Scappa Get Out di Jordan Peele: recensione

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scappa get outScappa Get Out di Jordan Peele ha subito la stoffa del cult. Un thriller che mette più di un piede nell’horror con tese atmosfere da mystery. E ha più di qualcosa che strizza l’occhiolino a Black Mirror nell’analisi delle derive a cui possono arrivare certe neo-ideologie moderne, soprattutto in America.

Scappa Get Out è un esordio davvero potente, che tiene incollati allo schermo e fa trattenere il fiato, che paradossalmente funziona molto di più in tutta la prima parte descrittiva che non in quella prettamente narrativa. Jordan Peele è abile architetto nel disegnare il mood di tutta la vicenda, che acquista ancor più valore se rapportata agli estremismi che negli ultimi anni negli USA hanno tristemente visto come protagonisti non pochi afro-americani.

Un esordio pregevole proprio perché Peele riesce nel dare pari importanza a tutti gli elementi del film: regia, sceneggiatura, recitazione, atmosfere, coscienza del cinema di genere. Non ci sono eccessi, se non quello di estremizzare (e in un certo senso, pur spaventoso, attualizzare) il tema del razzismo, mai debellato davvero dalla società americana (e non solo).

Assolutamente notevoli le performance di Catherine Keener e Bradley Whitford, moglie e marito perfettamente assortiti, dove lei è la finta buona e lui il vero cattivo, lei analista senza ritegno verso i suoi non-pazienti e lui chirurgo invasivo dal bisturi facile.

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