Second chance, la second life di Susanne Bier.

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I gatti hanno 7 vite. E Susanne Bier. Con Second Chance se ne gioca una. E se la gioca bene.

second-chanceNel 2010 Susanne Bier è arrivata sul tetto del cinema vincendo l’Oscar per il Miglior Film Straniero con il bellissimo In un mondo migliore. Poi è cominciata la crisi con la sterile commediola Love is all you need. Il tracollo è poi giunto con il disastroso Una folle passione, di cui abbiamo già parlato a suo tempo. Chiudevo quel pezzo dicendo:

Dopo aver messo in fila due fiaschi di seguito, Susanne Bier è una regista finita, o quantomeno in crisi? Forse sì. Ma tra i suoi prossimi progetti c’è il drammatico A Second Chance. E’ girato in Danimarca, e questo fa ben sperare. Cara Susanne, #staiSerena, ti diamo una second chance. Ma non la sprecare…

Probabilmente ci ha sentito e non ha sprecato l’occasione.
Second chance, infatti, è la rinascita della signora del cinema danese. Con Second chance Susanne Bier torna al passato, a casa, in Danimarca, alle atmosfere di Non desiderare la donna d’altri. E ritrova se stessa, estro, verve e quel lato oscuro che rende intrigante (e a molti purtroppo indigesto) il suo cinema.

Second chance è un film durissimo, cupissimo, un vero cazzotto nello stomaco. Un film sul desiderio di maternità e paternità, dove i personaggi per sopravvivere al dolore perdono la capacità di distinguere il giusto dallo sbagliato. La Bier indaga in profondità la psiche dei suoi personaggi, li guarda negli occhi e scende a scandagliare gli anfratti più foschi dell’animo umano.
Cosa non si fa per un figlio o per una donna? Di tutto. Ma talvolta si sbaglia mossa e ciò che ci (ap)pare giusto per il “noi” in realtà è un colpo di testa che rimane incompreso all’altro.

Second chance torna a indagare la coppia e la famiglia, tematiche che rendevano stabili sia Dopo il matrimonio (2006) sia Noi due sconosciuti (2007), tematiche che la Bier sa maneggiare con maestria e originalità. Senza dubbio stavolta ci va giù duro, dando una scossa molto forte allo spettatore. Ma non poteva fare diversamente. Era necessario alzare la voce e il tiro per tornare in campo e sfruttare pienamente la sua “second chance”, cosciente di come non ce ne sarebbe stata un’altra.

Second chance è ben diretto e ben recitato da tutto il cast, dominato dalla pungente e nitida fotografia di Michael Snyman. Fondamentale l’apporto dell’ormai storico sceneggiatore della Bier, Anders Thomas Jensen, che torna a far suonare le sue corde migliori.

Insomma, Second chance, ingiustamente smusato e maltrattato dalla critica addirittura prima della sua uscita nei cinema, è un film che non meritava una sorte così sventurata. Un film che non va incontro al facile plauso, ma aggredisce come un colpo sordo e una voce urlante; un film per animi coraggiosi e sensibili, disposti a tutto, in primis ad assistere alla morte di un neonato.

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