Servo per due: tanti applausi tra commedia dell’arte e Favino Varietà

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servo per dueCommedia dell’Arte reloaded. Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli pescano nel DOP del teatro italiano per (ri)portare sulle assi del palcoscenico l’origine e l’attualizzazione del grande teatro nostrano. La scommessa è arditissima e vinta con una pioggia d’applausi. In Servo per due niente è a caso e niente scappa di mano, seppur molto lo sembri. La rivisitazione, mai stralunata né iperbolica, è così ponderata da parere, allo stesso tempo, gran carrozzone e svizzero marchingegno teatrale.
Servo per due è Commedia dell’Arte nel pieno significato goldoniano e cinquecentesco: di arte come mestiere e professionismo, di istrioni per i quali l’improvvisazione è un repertorio fluido e studiatissimo, di singoli che hanno ragione d’esistere solo nel loro essere “fraternal compagnia”. E in questo il Gruppo Danny Rose ha l’affiatamento della più invidiabile Compagnia dei Gelosi. Ritmi incalzanti, tempi comici perfetti, gran movimento on stage. Il corpo e la corporeità sono centrali sia sul palco, in gestualità marcate e sketch al limite dello slapstick, sia giù dal palco, nel coinvolgimento di un (non) pubblico pronto a farsi attore con l’estrema genuinità dell’uomo comune.

La scenografia richiama quella “di un tempo”: tele dipinte prospettiche, due porte laterali generatrici dell’azione, una scena di città pronta a trasformarsi in interno domestico. Gli oggetti sono ridotti al minimo, quanto basta all’interazione con gli attori. Il resto è campo aperto alla bravura degli interpreti.

Ma la tradizione è aggiornata ad una “versione 2.0”: non ci sono maschere né nasoni né abiti carnevaleschi. L’epoca è il 1936, l’ambientazione una Rimini che tra caldi bicchieri di spuma e personaggi riecheggianti la Gradisca del felliniano Amarcord, profuma, come i costumi, di vintage. Un teatro che getta la maschera del cattedratico Balanzone e scende tra il pubblico per tornare alla sua origine “popolare” con intermezzi (o intermedi) giocati come parentesi da spettacolo di Varietà, spot da Carosello, tra Natalino Otto (Mamma mi ci vuol la fidanzata) e Wanda Osiris (Sentimental).

Pierfrancesco Favino, Zanni furbo e maneggione, sciocco e pasticcione, è di vulcanica bravura. Ma è altrettanto pregevole la prova dell’intero gruppo (in cui meritano una menzione speciale Pietro Ragusa, Giampiero Judica e Bruno Armando). Di grande impatto visivo e sonoro la prova della band Musica da Ripostiglio.

In sintesi, Servo per due è uno spettacolo totale, di recitar cantando e “commedia (non) all’improvviso”, che, frutto di un grosso training artistico e fisico, è capace di affascinare gli studiosi ma anche dilettare chi chiede solo un una serata di ottimo intrattenimento.

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