Breve storia del cinema horror australiano

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storia del cinema horror wolf creekNei primi anni del cinema alcuni (deboli) elementi horror fanno capolino solo in una manciata di film muti, tra cui The Face at the Window (1919), in cui un serial killer ulula come un lupo poco prima di uccidere le sue vittime, e The Guyra Ghost Mystery (1921), in cui compaiono i primi fantasmi, per lo più modellati su racconti popolari. Inoltre, se negli anni Venti e Trenta il cinema americano e quello europeo già vedono la presenza di zombie e vampiri (si pensi al Nosferatu di Murnau, 1922), nel cinema australiano ancora non ce n’è traccia.
Bandito in patria dal ’48 al ’68, il genere horror rimane quindi nell’ombra fino agli anni Settanta, ovvero fino al pionieristico Wake in Fright (1971) di Ted Kotcheff, film che, addirittura in concorso al Festival di Cannes di quell’anno, dà inizio ad una lunga serie di thriller e horror ambientati nelle sterminate e sabbiose pianure australiane. Degno di nota anche Night of Fear (1973) di Terry Bourke, in cui emerge il più classico topic del cosiddetto slasher movie, ovvero la donna terrorizzata da un killer nel bosco.

Seguono i gloriosi anni Ottanta con un energico e repentino incremento dei film prodotti, oltre che un ampliamento delle tipologie. Di esito opposto, invece, gli anni Novanta, i quali ci consegnano il punto più basso nella storia del cinema horror australiano, tanto che si ricordano solo i commerciali e splatter Body Melt (1993) di Philip Brophy e Bloodmoon (1990) di Alex Mills.

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