Strategia del ragno: la tela di Bertolucci

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strategia-del-ragnoStrategia del ragno (1970) è un’intricata matassa ordita da un carrello che si muove fluido e ossessivo come una spola in un telaio che non conosce sosta. Bertolucci usa la macchina da presa come fosse un ragno che tesse la propria tela, certosino e cinico. Ogni carrellata laterale o circolare tira con sé un filo invisibile e robusto nel quale lo spettatore, proprio come il protagonista Athos Magnani, rimane inevitabilmente prigioniero. Siamo quindi di fronte ad un carrello che scorre attento e guardingo su muri e paesaggi fino a trovare i protagonisti, come una lente d’ingrandimento alla ricerca di quell’indizio che possa condurre alla verità sulla morte di un padre misterioso e ingombrante.

E’ quest’uso del carrello in chiave ortogonale il vero e peculiare stilema di Strategia del ragno. E questo fare simmetrico, geometrico, matematico, caratterizza anche la città nella quale è ambientata la pellicola. Sabbioneta, on screen col nome di Tara, è infatti una città poligonale, con strade diritte, affusolate, a 90 gradi, come in un antico paesino medioevale o un castrum romano. Una città nata a tavolino, studiata nei particolari, dove nulla è casuale, simbolo e incarnazione di quell’urbe ideale rinascimentale tanto ricercata da Vespasiano Gonzaga.

Questo fare ponderato, “col righello”, si traduce poi nel tema della circolarità, resa concreta, in apertura e chiusura del film, dalla presenza di una stazione e i suoi binari. Stazione che è poi portatrice del topos del viaggio nello spazio, che a sua volta si declina nel tempo tramite il rapporto con un passato invadente ed invasivo.

Sommo esempio, quindi, d’intersezione tra forma e contenuto, Strategia del ragno non è solo perfette geometrie. E’ anche Arte con la A maiuscola. La pittura ricorre in primis nelle affollate e “accaldate” tavole dipinte di Antonio Ligabue, mostrate come sfondo dei titoli d’inizio. Ma ci sono richiami anche a De Chirico o Magritte (gli ombrelli neri e bianchi), alla profondità di campo di Vermeer e dei pittori fiamminghi, a Van Gogh e i suoi girasoli nel forte cromatismo dei fiori curati e maneggiati da Alida Valli. Ma anche in uomini stanchi adagiati o a zonzo sulla strada come in un quadro realista o in alberi in perfetto schieramento come fossero una scenografia teatrale dipinta.

Strategia del ragno è quindi un’opera compiuta e sfaccettata che inquadra tutta la filmografia di Bernardo Bertolucci, fortemente imperniata sulla chirurgica scelta di ogni aspetto estetico e tematico, e sulla nobilitazione del Cinema come abbraccio di tutte le arti.

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