TED, troppo Coccolino per il creatore dei Griffin

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TedChi si aspettava che Ted fosse un film a dir poco politically uncorrect, rimarrà deluso.

Perché l’opera prima per il cinema del creatore dei Griffin, Seth MacFarlane, non punge, non graffia, è tanto rumore per nulla. E così, invece d’essere impregnato d’acido muriatico, il pupazzo vivente scivola nel Coccolino.

Ma andiamo con ordine. Lo spunto di base ha dell’apprezzabile: il desiderio del piccolo John che il suo orsetto prenda vita diventa tragicomica realtà e il morbidoso peluche diviene il suo “rimbombamico” per sempre e in modo così invasivo da non permettergli più di scrostarselo di dosso. Inoltre Ted è erotomane, alcolizzato, maleducato. Se nella teoria potrebbe starci la solita morale (spicciola) sull’eterno Peter Pan, nella pratica, sul grande schermo, questa non c’è, non lascia minime tracce. E questo perché non è lo scopo di MacFarlane, che punta tutto sul creare solo e soltanto un’icona scoreggiona con linguaggio volgarotto. Tutto il resto passa in secondo piano, ai margini. Così anche quegli inserimenti dal gusto nerd (termine al quale associamo immediatamente il J.J.Abrams di Super 8), che richiamano ai mitici anni Ottanta del Flash Gordon interpretato dal cotonato e lampadato Sam Jones, sono cornice scialba e rustica di un quadro vuoto. Quel vuoto che, purtroppo, è l’unico retaggio che Ted ci lascia.

I punti in comune con lo stile dei Griffin sono molteplici. Su tutti la musichetta d’apertura da Varietà circense e popolare a Broadway e le cesure nette che conducono fulmineamente e per brevi attimi ad un evento di vita vissuta improbabile ed edulcorato oppure solamente sognato/immaginato.

A suo modo Ted ha qualcosa dei protagonisti maschili della nota serie tv animata: un pizzico della sadica spietatezza di Stewie, uno della caciara idiota e ridanciana di Peter, un altro della sciccosa e simpatica boria del cane Brian. Ma non è all’altezza di nessuno.

Ci sono inoltre riverberi a must di cultura americana che, oltreoceano, in Europa, non si colgono. Passaggi che certamente in Usa fanno sbellicare dal ridere, da noi generano solo non sense e musi lunghi di chi non capisce il “riferimento colto”. Un aspetto, questo, ammissibile nel caso in cui si concepisca un episodio di American Dad, ma non quando si plasma un’opera cinematografica che girerà il mondo. Insomma, di fondo c’è un atteggiamento infantile, giocoso, immaturo, e quello che sembra non crescere, ma rimanere nel suo ovile/orticello autoreferenziale, è proprio Seth MacFarlane. E’ lui il Peter Pan di turno. E il suo Ted ha poco o nulla per poter essere ricordato tra qualche anno.

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