The Bad Batch di Ana Lily Amirpour: recensione

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the bad batchC’è sempre una mela marcia. Talvolta anche cesti interi di mele malandate. Come nel caso dei protagonisti di The Bad Batch (ossia il lotto difettoso), opera seconda della regista Ana Lily Amirpour che aveva già colpito nel segno con A girl walks home alone at night. Invece ben più maturata e saporita è proprio la regia della giovane cineasta iraniana, che ci consegna un film che, pur se discontinuo, ha tutte le carte in regola per rimanere impresso nello spettatore.

Ana Lily Amirpour ci conduce in un mondo distopico, apocalittico, perduto nel tempo, anzi decontestualizzato nel e dal tempo, dove un “lotto” di uomini è sfuggito al controllo e ai marchi a fuoco delle istituzioni per ritirarsi in clandestinità. C’è chi (in)segue the dream (il sogno) e chi si ciba di carne umana. In comune l’essere delle esistenze borderline, esiliate, ma tra “vicini” non (s)corre buon sangue…

Dopo A girl walks home alone at night, Ana Lily Amirpour si conferma regista di grande coscienza e conoscenza cinematografica e cinefila. Nel suo film incontriamo personaggi monchi che paiono usciti da un film di Robert Rodriguez, ambientazioni alla Mad Max di George Miller, inserimenti horror alla Wolf Creek. L’Amirpour sa cosa sta facendo, pur palesando di avere ancora alcune “pecche” da correggere. The Bad Batch, dopo un inizio folgorante, perde qualcosa sulla metà, cambia passo e un po’ perde il passo, per poi riprendersi (per fortuna) nel finale.

Bello rivedere sul grande schermo Jim Carrey in una parte cupa, bruciata dal sole, nei panni di un Caronte che non parla mai. Promosso anche Keanu Reeves, nei panni di un futuristico ed eterno John Lennon circondato da una manciata di Yoko Ono tramite le quali tramandare la specie umana, la quale, come ci ricorda il finale, può puntare (ancora una volta) tutto sulla famiglia.

Insomma, l’Amirpour continua il suo (personale) percorso di rinnovamento del cinema iraniano lavorando sui generi, e su questa scia The Bad Batch profuma di opera di passaggio in attesa di un film totalmente maturo e adulto. Ma per ora va bene così.

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