The End Of The F***ing World: metà basta e avanza

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The End Of The F***ing WorldNon basta mettere un “fuck” criptato nel titolo per rendere una serie figa e attraente. Se poi l’imprecazione, che funge sempre da rafforzativo, è unita al concetto della fine del mondo, beh allora il successo è all’apparenza garantito a priori. Peccato che The End Of The F***ing World sia proprio, e passatemi la licenza poetica, che qui ci sta tutta, una serie del cazzo, cioè vuota, inutile, banale, capace di conquistare solo lo spettatore più assuefatto. Perché l’impressione è proprio questa: che nella giostra inarrestabile delle serie tv di oggi, su Netflix in particolare, si possa dare in pasto allo spettatore qualsiasi cosa, spacciando per saporito anche ciò che è insipido. Un po’ come andare da McDonald e dire che il cheeseburger è buono come le lasagne della nonna.

The End Of The F***ing World, basata sull’omonimo fumetto di Charles Forsman, pubblicato in Italia da 001 Edizioni, non riesce a riportare sul piccolo schermo la forza del fumetto. Come a dire che non tutto può essere liberamente e facilmente trasportato da un’arte all’altra. I due personaggi principali non hanno forza sufficiente per bucare lo schermo, e la sceneggiatura non viene loro in aiuto. James, quasi maggiorenne, è un disadattato volontariamente psicopatico con la voglia matta di uccidere qualcuno per dare un senso ai propri giorni, mentre Alyssa è una giovane insoddisfatta e in cerca di forti emozioni, pur non sapendo di cosa ha veramente bisogno per sentirsi viva e donna. Gli spunti di base sono buoni, ma oltre, dietro, dentro non c’è niente, non cresce né si sviluppa nulla episodio dopo episodio, se non qualche fuga, degli sgozzamenti, insomma tocchi da road movie compresi incontri con personaggi di dubbia moralità. Insomma, vedere tutto o vedere metà The End Of The F***ing World è la stessa cosa, come quei film noiosi che ti addormenti e ti risvegli chissà quanto tempo dopo e non è accaduto alcunché di significativo.
E anche i due interpreti, per quanto a prima vista possano suscitare simpatia, in realtà non hanno mordente: Alex Lawther rimane moscio nella piattezza innata del suo personaggio e Jessica Barden è altezzosa in un personaggio femminile che invece potrebbe fare furore.

Insomma, The End Of The F***ing World non è la fine del mondo, anzi! Certo, vorrebbe raccontarci la disillusione e la voglia di sentimenti che i ragazzi di oggi continuano a serbare nel cuore in un mondo che sta andando a rotoli. Ma non affonda mai il colpo, rimane sempre in superficie, sulla patina di un non-sense che stavolta è un’arma poco appuntita per lasciare un segno…

4 commenti

  • Avevo un p’o voglia di vederlo, ma temevo fosse una roba da bimbominkia. Evitero di perderci tempo

  • grazie! Forse mi metto su Marseille, sono stato sviato da Altered Carbon, non malaccio…

    • Altered Carbon non so, mi lascia un po’ incerto, non ne ho letto bene, per ora mi sa che la evito. Ma è un periodo che ho poca voglia di serie tv, pensa che ho pure poca voglia di iniziare Gomorra 3 (ho visto i primi due episodi e poi mi sono fermato), devo tirare un po’ il fiato…

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